Stai consultando: 'Enciclopedia Dantesca Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z', Giovanni Andrea Scartazzini
Pagina (802/1033) Pagina
Pagina (802/1033)
Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200
1970
Titone
l'ale è' pure l'opinione dell' Ott., An. Fior., Cass., Petr. Dant., Falso Bocc., Benv., Buti, Land., Veli., Dolce, Mazzoni, Dan., Anon. autore delle Lett. astron. in Gigli, Studi ecc., Volpi, Vent., Perazzini, Dionisi, Lomb., A. di Costanzo, Portir., Pogg., Biag., Costa, Borghi, Wagn., Tom., Brunet., Andr., Capocci, D'Aqui-nio, Kanneg., Filai., Gusech., Kop., Blanc., Witte, Eitn., Krig., Nott., Aroux, Brizeux, Batisb., Barlow, Lonf., v. Mijnd, San-juan, ecc. La concordanza di così gran numero di commentatori fa pendere la bilancia non poco dalla parte di tale interpretazione. Ma le difficoltà che essa ci presenta non isfuggirono nemmeno agli antichi. « Pare ad alcuni » scive il Mazzoni (Difesa di Dante, I, p. 21), « che Dante fuori di proposito habbia contraddetto a Virgilio, il quale fu nondimeno chiamato sempre da lui Duca, e Maestro. Perciocché Virgilio parlando dello Scorpione lo nomina ardente :
Ipse tibi iam brachia contrabit ardens'Scorpius.
E pure con tutto questo Dante nomina il medesimo Scorpione freddo. Diciamo che si può con questa regola dell' equivoco, c' hora abbiamo dichiarata, dimostrare, che Dante non ha detta cosa, che sia ripugnante a Virgilio. Perciocché la parola freddo è stata formata da vulgari per esprimere quello, che i Latini vollero significare colla parola frigidus. Hora si come quella parola appo i Latini non solamente dimostra quello, che noi diciamo freddo, ma an-chora quello che appelliamo nocivo, - - così anchora nella lingua Toscana, la parola freddo si è presa alle volte per nocivo. Et in questo modo si deve prendere nel sopradetto luogo di Dante. » Una seconda difficoltà fu osservata da Bosa Morando. Il Poeta ci dice di quel freddo animale che egli percote la gente con la coda. Ma la ferita del pungiglione come propriamente si chiamerà percossa ? Lo Scorpione ferisce con la punta della coda, che per forame insensibile spruzza nella ferita il veleno; ma lo Scorpione non percote la gente colla coda. È poi vero, entra qui a dire VAntonelli, che Ovidio (Fast, iv, 163) ha detto : « Elatse metuendus acumine caudee Scorpius; » ed altrove (Metani, xv, 371): « Scorpius exibit, caudaque minabitur unca. » Lo che richiama a considerare come è tremenda la coda dello Scorpione: ma è vero altresì, che qui pure è rimossa l'idea del percuotere, e invece viene insinuata quella del ferire con la estremità dell' acuta e adunca coda. Ora se Dante avesse davvero voluto intendere lo Scorpione pel freddo animale, è credibile che avrebbe detto ferisce anziché percote, tanto più che il rimanente del verso non soffriva alterazione veruna. Infine sembra degno di osservazione, che dovendosi intendere lo Scorpione