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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200
Tifone
1969
e precisione del nostro Poeta bisognerà sospettare aver egli- voluto indicare un soggetto piuttosto opaco che lucido con quella locuzione. Nè il verso Fuor delle braccia del suo dolce amico sembra giustificabile stando fermo il concetto di un'Aurora. Perciocché, osserva l'Antonelli, se questo era determinato dalle idee principali - Concubina Titoniana rilucente al balco orientale dell'orizzonte - a che scopo l'aggiunta di questo verso? E chiaro che se l'Aurora, qualunque si fosse, già albeggiava ad oriente, certo non era più nelle dorate stanze di Titone; e quindi è per lo meno inutile che il Poeta ce lo dica espressamente, dopo avercelo detto per indiretta maniera. Nè qui varrebbe l'Autorità di Virgilio co' noti versi, ripetuti tre volte e tratti da Omero (Aen. iv, 582, 583):
Et jam prima novo spargebat lumine terras
Thitoni croceum linquens Aurora cubile:
perchè dire che alcuno, lasciando un luogo, opera in un altro, è ben diversa cosa dal dire, che alcuno opera in un luogo fuori di un altro luogo; tanto che la prima locuzione sta egregiamente, e la seconda non può ammettersi a nessun patto, trattandosi di Dante. Non meno contraria alla verità è poi l'appellazione di dolce Amico nel nostro caso: imperocché il Poeta non dice che fu dolce Amico dell'Aurora Titone, ma lo afferma tale di presente; e di presente non può essere dolce amico a veruna leggiadra e celestial donna un vecchio rimbambito, querulo e noioso, se pure si voglia supporre ancor vivo come uomo, e non trasformato in cicala, o in altra cosa. La favola relativa ci mostra la consorte Aurora disgustata del suo senza fine vecchio marito, sì che in breve lo abbandonava per innamorarsi di Cefalo, cui essa partorì Fetonte (Hesiod., Tlieog., 986): come poteva quindi nascere in mente all'Alighieri nel creare un nuovo personaggio, l'aurora lunare, che Titone in quelle misere condizioni potesse riuscirle un dolce amico, sia pure che l'analogia conducesse il Poeta a fare di essa una concubina di costui? Conchiudiamo : o Dante si è espresso qui con incredibile improprietà ed oscurità, oppure il principio delle interpretazioni comuni è falso e Dante non ha voluto parlare nè del vecchio Titone nè delle sue Aurore.
§ 14. Il freddo animale. Se il sole sorgeva in Ariete, la notte doveva alzarsi in libra; e siccome erano passate quasi tre ore della notte dovean mostrarsi in ariete le stelle dello Scorpione. Dunque il freddo animale è lo Scorpione, e le gemme di cui la fronte della concubina di Titone luceva eran poste in figura dello Scorpione. Infatti così spiegarono unanimemente gli antichi e un gran numero di commentatori moderni. L'Aurora « ascendea colla costellazione del segno di Scorpione, » scrive Jacopo della Lana.