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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200
Titone
§ -13. Esame del principio delle interpretazioni comuni. A nessuno dei tanti e tanti commentatori e perscrutatori del Poema sacro per cinque secoli e mezzo cadde mai in pensiero di mettere in ìiestione il principio fondamentale e ricercare se fosse poi cosa certa ed indubitabile che Dante nella Concubina di Titone avesse inteso un'Aurora. Che essa Concubina sia un'Aurora si accettava da tutti come assioma, e gli ingegni si esercitavano poi nella ricerca di quale Aurora il Poeta avesse inteso parlare, ecc. Il mito di Titone era cosa tanto nota, e per soprappiù i primi versi del C. ix sembrano a prima vista una imitazione di quei di Virgilio (Aen., lib. iv, 582, 583), che citeremo più sotto e che essi pure sono una imitazione di quelli di Omero (II. xi, 1, 2), che il Monti così tradusse :
Dal croceo letto di Titon l'Aurora Sorgea, la terra illuminando e il cielo.
Qual meraviglia dunque che a nessuno cadesse mai nemmeno in sospetto di porre in dubbio se nei versi di Dante si tratti di un'Aurora, o forse di altra cosa? Il primo a muovere tal dubbio fu il P. Giovanni Antonelli ne' suoi Studi particolari (1871). Anche questo dotto astronomo avea per lunghi anni ammesso aver Dante inteso un'Aurora nella Concubina di Titone. « Neppure alla mia mente, » dice egli, «si affacciò dubbio veruno su questo particolare; tanta è la potenza dell'Autorità, anche quando non sarebbe offenderne il principio, dubitando di una sua speciale applicazione!» Infatti sembra un'arroganza quasi ridicola il voler porre in dubbio una cosa che tanti e tanti dotti studiosi di Dante pel corso di quasi sei secoli credettero indubitabile. Eppure chi studia i versi del Poeta un po' più a fondo non tarderà certo ad accorgersi che la sua descrizione è infelicissima e non meno infelici le sue espressioni, se egli intese parlare dell'Aurora, e del vecchio Titone, figlio di Laomedonte. Già la qualificazione di antico a quest'ultimo, perchè secondo la favola giunse a straordinaria decrepitezza, non potrà dirsi certamente troppo felice, e quando si volesse riferire l'antichità al tempo che era trascorso da Titone al nostro Poeta, non si guadagnerebbe molto, e resterebbe sempre un po' di confusione tra le due serie di anni. In secondo luogo l'Aurora, essendo un fenomeno di luce, è cosa bianca per sua natura; proprio di lei non può quindi essere lo imbiancarsi, come dice il Poeta, ma sì V imbiancare, e Dante, volendo parlare dell'Aurora, avrebbe dovuto dire Già imbiancava il balco d'oriente, e non Già s'imbiancava al balco d'oriente, chè l'Aurora non imbianca sè stessa come anche il sole non illumina sè medesimo. Se si riflette alla straordinaria perizia