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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200
Tifone
1967
equivoco. Così Inf. xxxiv, 104 egli dice espressamente Qui è da man, quando di là è sera ; e Purg. n, 1 e seg. distingue non meno espressamente l'orizzonte,
Lo cui meridian cerchio coverchia
Jerusalem col suo più alto punto
dall'orizzonte sotto cui egli si trovava; e Purg. ni, 25 dice chiaramente: Vespero è già colà Dov'è sepolto lo corpo, ecc.; e Purg. iv, 186 e seg. distingue non meno chiaramente il meridiano tocco dal sole dall' orizzonte dove la notte al tramontar del sole incomincia; e Purg. xv, 6: Vespero là, e qui mezzanotte era; e Par. i, 43: Fatto aveva di là mane e di qua sera. In tutti questi passi l'antitesi è evidentissima; nel presente all'incontro essa è così nascosta che nessuno dei tanti commentatori per oltre quattro secoli seppe vedervela. Aggiungi che la magnificenza della descrizione esclude assolutamente qualsiasi possibilità che Dante abbia voluto descrivere un fenomeno il quale ei non aveva presente. Già il Costa aveva osservato : « La descrizione pomposa che il Poeta fa dell'ornamento che sta in fronte all'aurora è indizio ch'egli ci voglia fare intendere che la cosa di che parla era presente agli occhi suoi; chè se avesse voluto indicare oggetto lontano da lui, si sarebbe espresso in modo meno evidente di quello eh' ei fece, come in altri casi adoperò :
Il sole aveva il cerchio di merigge
Lasciato al tauro e la notte allo scorpio.
Così egli si espresse volendo significar cosa che accadeva in cielo senza fare sugli occhi di lui impressione sensibile. Ma il descrivere con arte il modo onde la fronte dell' aurora era lucente, è un dipingere l'oggetto quale dinanzi agli occhi bellissimo gli si mostrava. » In oltre, astrazion facendo dagli argomenti che parlano contro tutte e tre le interpretazioni sin qui esposte, argomenti che adduremo nel § seguente, il Perazzini ed i suoi seguaci si trovano in non lieve imbarazzo dovendo dirci quale sia il freddo animale nei v. 5 e 6. Il Perazzini vuole che quest'animale sia lo scorpione; ma non lo scorpione, sì i pesci precedono al tempo di cui parla Dante il levar del sole. Dunque altri (Posa Morando, Ces., Della Valle, ecc.) dissero quest' animale essere il pesce, ed altri persino la balena (Lanci); che però queste due ultime ipotesi siano false si vedrà al § 14. E se il freddo animale non è la costellazione dei Pesci, ne deriva l'inevitabile conseguenza che coli' appellazione Concubina di Titone Dante non può assolutamente aver inteso l'aurora solare, nè nel nostro emisfero, nè nell'opposto.
125. — Enciclopedia dantesca.