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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200

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a cura di Federico Adamoli

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   1964
   Ti t oiie
   
   tempo i Poeti in questo frattempo si avvicinarono alla porta del Purgatorio. Veramente Dante dorme sino all'alba del dì seguente, poi viene invaso da un sogno soprannaturale, che dura dall'alba sino a due ore e più di sole, ed in cui da Lucia vien portato oltre a quella roccia impraticabile a passo umano cbe gli era mestieri di valicare per poter poi col passo naturale incamminarsi al vero Purgatorio. Ed accennando a due tempi diversi, all'ora in cui egli fu preso dal sonno, v. 1-12, ed a quella in cui ebbe lo straordinario sogno, v. 13 e seg., sembra che il Poeta stesso abbia voluto insegnarci che il suo sonno non fu di così breve durata come i campioni dell'aurora solare pretendono. Altri argomenti contra questa sentenza si accennarono nei §§ 13 a 15, ai quali rimandando per ora il lettore giova ripetere che questa interpretazione sta e cade insieme colle ipotesi che il freddo animale sia il segno dei Pesci, ed i passi con che la notte sale le quattro vigilie o le costellazioni.
   § 10. La concubina di Titone è l'aurora solare al nostro emisfero. Paolo Costa chiude la sua lunga dissertazione sui nostri versi con queste assonnatissime parole: «Per le cose sino a qui discorse potrà l'accorto lettore considerare come quelle sentenze che non sono espresse con vocaboli e con modi di certissima significazione sieno suscettive di molte interpretazioni; e quanto sia presuntuoso l'orgoglio di alcuni i quali vorebbero che il mondo ciecamente credesse che quanto va per le fantasie loro fosse stato già nella mente del commentato Poeta. Fortunato chi in somiglianti materie può dire che la propria opinione ha molti gradi di probabilità! Nessuno sia che presuma di tenerla per certa; e, prima di cantare il trionfo, aspetti che Dante alzi dall'avello la testa per dargli ragione. » Fortunato Lattei invece prelude le sue considerazioni su questo medesimo passo esclamando: « A me non cape nell'intelletto perchè tanti e tanto valenti chiosatori della Divina Commedia abbiano potuto disconoscere la chiarezza di cui ridonda questo passo, e conseguentemente siensi così male avvisati in cerca di spiegazioni strane e fuor di proposito. » Tale chiarezza vogliono aver scoperta in ciò, che il Poeta parla dell' aurora solare sì, ma che quest' aurora vuoisi riferirla non al Purgatorio, ma piuttosto all'emisfero opposto. Il primo a mettere in campo questa nuova interpretazione fu l'arciprete Bartolommeo Perazzini nelle sue Gor-rectiones et adnotationes in Dantes Comcediam. Seguirono il parere del Perazzini il Can. Dionisi, Ces., Borghi, Lanci, Greg., Andr., Bennass., Frances., Aroux, Ponta, Della Valle. Il Poeta, secondo questi interpreti, vuol dire in sostanza, che nel nostro emisfero, cioè nel luogo ove egli scrivendo si ritrovava, spuntava il giorno, e che