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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Tifone
   1963
   ragioni ci mostrano questa sposizione essere non solo falsa, ma sì anche impossibile. E prima di tutto, quanto impropriamente si sarebbe il Poeta espresso! Invece di chiamare la bella Aurora moglie o consorte ei la chiama concubina di Titone, invece di dire costui marito ei lo dice amico dell'Aurora! Questo argomento non isfuggì ai difensori dell'Aurora solare. « È da sapere, » dice Rosa Morando, « che alcuna volta si usano certe voci non secondo l'uso, ma secondo l'origine. Concubina è detta dal giacer insieme, e per ciò Concubina si può chiamare ogni Moglie che giaccia col suo Marito. » Grazie dell'insegnamento! Ma quando disse mai Poeta o scrittore antico o moderno concubina invece di moglie? E poi, perchè disse Dante amico, invece di dire marito ? Forse perchè amico è detto dall'amore, e perciò amico si può chiamare ogni marito che ama la sua moglie? E Dante, che è sì preciso, sì chiaro, sì esatto si sarebbe dunque qui reso colpevole di una confusione babilonica delle lingue? Egli avrebbe usato termini in un senso tutto diverso da quello che essi comunemente hanno, - in un senso non mai attribuito loro nè da Poeti, nè da altri autori nè prima nè dopo di lui; egli dopo averci detto nei versi 1-6 che incominciava ad albeggiare continuerebbe nei versi 7 e seg. col dirci che non albeggiava, ma faceva notte; egli che altrove racconta sempre così minutamente come passò le ore durante il poetico suo viaggio questa volta si sarebbe scordato di dirci come impiegasse quelle ore notturne, dalla sera sino al primo spuntar dell'alba. In fatti facciamo un po'di calcolo! Nel principio del C. Vili è la sera, l'ora in cui si ode la squilla che annunzia VAve Maria serale, circa mezz'ora dopo il tramonto del sole. Come Dante con Virgilio e Sordello scese giù nella valle fiorita incominciava a far notte, ma non era ancora oscuro tanto da non poter riconoscere le persone a breve distanza, vili, 49-51. Indi Dante parla col giudice Nino, osserva un istante le ire facelle, di che quel polo tutto quanto ardeva, vede venir serpeggiando la biscia, immediatamente fugata dagli angeli guardiani, ed ha un breve colloquio con Corrado Malaspina. Quanto tempo può aver durato tutto questo ? Certo non sino all'alba, ma tutto al più da due a tre ore. E le altre ore sino allo spuntar dell' alba, come le ha il Poeta passate, se nel principio del C. IX egli ci dice che incominciava ad albeggiare? Ma dunque Dante avrebbe dormito oltre dieci ore? E perchè no, se erano già quattro notti eh' egli vegliava, nella prima delle quali si smarrì per la selva oscura, nella seconda entrò e girò l'inferno, nella terza attraversò il centro della terra, e nella quarta riuscì all'isola del Purgatorio? Oltre a ciò l'argomento preso dal lungo sonno di Dante perde ogni forza se si considera che quel sonno era un sonno provvidenziale e che ben lungi dal perdere il suo