Stai consultando: 'Enciclopedia Dantesca Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z', Giovanni Andrea Scartazzini
Pagina (791/1033) Pagina
Pagina (791/1033)
Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200
Tifone
1959
dell'Aurora figliuola della Luna e la fece sua concubina:» e non inen vero è pure che anche altri commentatori antichi vogliono darci ad intendere la medesima cosa. Ma le sono parole! Dove mai trovarono il Buti e gli altri questa curiosa mitologia, e quali sono mai quelli ignoti Poeti che la finsero? Il vero è che nessun poeta finse mai tal cosa, e che la narrazione del Buti è, come già disse JRosa Morando, tutta immaginaria e chimerica; il vero è che quanto in proposito favoleggiarono alcuni antichi e moderni ha l'unica sua sorgente nel passo di Dante, o meglio, nella loro maniera d'interpretare esso passo. I propugnatori dell'aurora lunare sono assolutamente costretti di concedere che secondo loro l'Alighieri si fece autore di favole, fantasticando un'Aurora, di cui nessuno dei Classici nè latini nè greci aveva mai fatto parola, e di sua propria creazione facendone una rivale alla moglie del vecchio figlio di Laomedonte. In fatti abbiamo veduto nel § 4, che alcuni di essi confessano ingenuamente questo fatto, ed aggiungiamo che anche altri commentatori e antichi e moderni non esitarono di confessare ed ammettere lo stesso. Ma sia pure che Dante abbia voluto farsi una mitologia a parte, almeno le finzioni di un tanto uomo saranno ed estetiche e poetiche? Oimè, le sono appunto l'opposto! Lasciamo stare che il nome di aurora mal sembra convenirsi a quel chiarore pallido e sbiadato che precede il nascere della luna, giacché aurora chiamarono gli antichi eziandio il crepuscolo della sera, come si rileva dai seguenti versi (Nomi. Dionys. lib. xx, v. 23 e seg.):
His autem se oblectantibus recurrit Hesperus aster
Lucem contrahens choris-gaudentis aurora,
Convivarum autem turmse hinc atque illinc per aulam
Somni manus capiebant in bene stratis lectis.
Ma una bella e giovine dea, come dovremmo immaginarci questa nuova divinità mitologica, che si innamora di un vecchio decrepito, rimbambito ed impotente, che esce fuori dalle braccia illanguidite di quel povero vecchio, - ma quel vecchio stesso che si tiene una concubina nella sua culla da bimbo, - oibò, che sozza immagine! Immagine nauseante questa, indegna del più mediocre Poeta non che di un Dante! No, un così brutto quadro non è, non può essere roba di Dante; un'immagine tanto brutta non poteva concepirsi da quella mente sublime! Chi si diletta di tali lordure si dipinga dinanzi agli occhi della mente tutto quanto il bruttissimo quadro che non arrossiscono di asserire dipinto dal pennello sublime dell'Alighieri; noi dal canto nostro svolgiamo con nausea e con ribrezzo gli occhi da cotal sozza pittura e proseguiamo alla seconda