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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200
1958
Titone
Poeta è chiaramente significato. Sorgeva 1' aurora, non quella che è moglie a Titone, ma quella che gli è concubina, col segno dello scorpione in fronte (e questo si dice perchè ognuno la distingua dall' aurora del sole), e sorgeva nello stesso tempo che la notte nel luogo ove i Poeti erano (e questo si dice perchè non si creda che si parli della notte di quell' emisfero ove non era tale ancora) stava per compiere il terzo passo con che sale verso il meridiano. L'aurora lunare è chiamata concubina, a differenza di quella del sole, che da tutti i poeti è detta moglie di lui : e Titone è chiamato amico suo, e non marito. Il dire che concubina sia sinonimo di moglie, oltre all' essere una falsità, non giova qui a provare il contrario, stantechè si dovrebbe poi anche provare che amico è sinonimo di marito. - Dante avendoci al principio del Canto vili detto che finiva il giorno, e descrivendo in questo luogo l'aurora, ne segue che, se questa è l'aurora del sole, dal principio del Canto vili, al principio del ix è un intervallo di oltre dieci ore. Ora le operazioni descritte nel Canto vili non sono tante da occupare sì lungo spazio di tempo. Dunque al principio del Canto ix è ancora la sera dello stesso giorno, e non il mattino del giorno seguente. Dunque l'aurora descritta da Dante non può essere che la lunare.
§ 6. Critica di quest'interpretazione. Tutti gli argomenti posti in campo per dimostrare che la concubina di Titone sia l'aurora della luna non provano niente altro fuorché una cosa sola: che Dante nei relativi versi volle descrivere la sera, non già la mattina. Ma che essa concubina sia poi veramente l'aurora lunare nessuno ha nemmen tentato di comprovare. Oltre a ciò questa interpretazione è indivisibile da inconvenienti assolutamente decisivi. Ed anzi tutta la mitologia non conoscendo nè l'esistenza nè il nome di un'aurora lunare, concubina di Titone, Dante avrebbe dovuto falsificare la mitologia e farsene una a parte, una mitologia tutta sua propria. Ma in nessun altro luogo del suo Poema troviamo che egli abbia fatto qualche cosa di simile, quantunque innumerevoli volte si sia valuto della mitologia antica, - argomento questo, che solo basta a rovesciare tutta quanta l'ingegnosa ipotesi. Di ciò si accorsero alcuni commentatori, ed osservarono perciò che Dante non abbia inventato nulla, ma siasi soltanto conformato alla trasformazione medievale del mito di Titone. Il Kannegiesser scrive arditamente: Dies ist Tceine Erfindung Dante's, sondem eine Umbil-dung im Mittelalter von mythologisch Ueberliefertem. Ma buon Dio! la è questa una semplice asserzione e niente più. È ben vero che il Buti ci insegna che « i Poeti fingono che Titone s'imparentasse col Sole, e pigliasse per moglie l'Aurora, figliuola del Sole, il quale condusse per lo Cielo il suo genero, e questo s'innamorò