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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200
1956
Titone
Tlieog. 984. Apollod. iii, 12, 4). Aurora passa dolci giorni e notti nelle braccia dell'amato marito, e non lo abbandona che ogni mattina, allorquando essa lascia il magnifico letto e si allontana dalle braccia del diletto consorte per recare la luce agli uomini mortali ed agli dei immortali (cfr. Hom. II. xi, 1 e seg.). Il tenero amore che la bella Aurora portava allo sposo Titone la indusse a supplicare Giove di donargli l'immortalità, e Giove esaudì la di lei preghiera. Ma la divina donzella essendosi sgraziatamente scordata di implorargli nello stesso tempo eziandio eterna giovinezza, Titone andò col tempo invecchiando e perdendo e la bellezza e le forze. Divenuto finalmente un vecchio rimbambito ed impotente, la bella Aurora non lo abbandonò, anzi ebbe di lui quella cura che la madre ha del bimbo giacente nella culla. Pei Greci Titone divenne il tipo o simbolo della vecchiaia, e ciò a tal segno che essi chiamavano col nome di Titone qualsiasi decrepito imbecille (cfr. Aristoph. Adi. 688. Lucian. Hermot. 50, ecc.). Secondo un' altra tradizione Titone pregò la sua bella consorte di liberarlo da quella immortalità che, un dono fatale, eragli divenuta molesta ed insopportabile. Aurora non poteva esaudire tal preghiera, i decreti di Giove essendo irrevocabili. Volendo però procurare al vecchio sposo un qualche alleviamento la bella dea lo trasformò in una Cicala, che in lamenti eterni piange la perduta gioventù. In tempi più felici Aurora aveva partorito due figli a Titone (confr. Schol. Lycophr. 18, ecc.).
§ 4. La concubina di Titone è l'Aurora lunare. Che Dante in questi versi abbia voluto descrivere un'aurora lunare è opinione accettata dal maggior numero dei commentatori, e la sola opinione che ci è riuscito di rinvenire appo gli antichi sino a Benvenuto Rambaldi. Il più antico fra tutti i commentatori a noi noti, Iacopo della Lana, il quale scriveva pochi anni dopo la morte di Dante, dopo aver raccontato la favola di Titone a modo suo continua: « Incontrò al detto Titone di quello che spesso incontra alii uomini del mondo, eh' elli non si contentano delle moglieri; invaghìo della figliuola della Luna, la quale similemente avea nome Aurora, e seppe sì fare, eh' elli ebbe suo intendimento di quella, e teneala per concubina overo bagascia, e spesse fiate similemente andava con la luna da oriente a mezzo die, e poi in ponente con la sua concubina fornicando, poi sotto terra ritornava in oriente. — Sichè 1' autore volendo descrivere per continuazione il suo tempo, si dice che la concubina di Titon predetto s'imbiancava nell'oriente, cioè che l'Aurora, che viene con la Luna, cominciava apparire nel-l'oriente. » - Di tale opinione sembra fosse anche l'Ott., per quanto si può rilevare dalla sua confusissima chiosa. Similmente