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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200
1952
Titone
ribattezzò La Visione (così sono intitolate le edizioni del Leni, Vicenza, 1613, e del Pasquardi, Padova, 1629). Il Torricelli voleva ribattezzarlo Monarchia di Dio, ma in ciò non trovò un seguace. Il Settembrini, (Lez. di Lett. ital., i, 103), dimenticando che l1 epiteto di divina fu data alla Commedia dai posteri, scrive: « Divina Commedia significa Sacra Rappresentazione, simile a quelle sacre rappresentazioni del medio evo che si chiamavano misteri. È detta divina perchè rappresenta la scena di un mondo soprannaturale che la tradizione religiosa aveva già disegnato e diviso in tre parti: è detta commedia, che suona rappresentazione popolare, perchè fatta in lingua volgare, in contrapposto al poema latino di Virgilio che è chiamato tragedia. Il poeta lo chiamò ancora Poema Sacro: e con la parola poema volle intendere che la rappresentazione del mondo era fatta dall' arte. »
Titone, lat. Tithonus, gr. TiO-covóg, Personaggio mitologico, figlio di Laomedonte e marito dell'Aurora. E nominato, secondo la gran maggioranza dei codd. e delle edizioni. Purg. ix, 1, sul qual luogo stimiamo opportuno di riprodurre tale quale 1' articolo del Com. Lips. li, 148 e seg.
Ben pochi sono per avventura i passi in tutta quanta la Divina Commedia, sui quali tante e sì diverse cose si scrissero e tanto si disputò, quanto sulla magnifica descrizione, con cui Dante incomincia il nono canto del Purgatorio. Già agli antichi commentatori due diverse interpretazioni del celebre passo erano note. Ciò si rileva dal Commento di Benvenuto Rambaldi da Imola, il quale prima di esporre la propria opinione, cita una dichiarazione tutto diversa, osservando esser essa ritenuta da alcuni. A dire il vero, studiando sui commenti antichi a noi accessibili, non ci venne fatto di scoprire chi questi alcuni fossero, dei quali il dotto Imo-lese intendeva parlare. Nondimeno non àvvi motivo di sospettare che l'interpretazione relativa non esistesse ancora ai tempi dell'Imolese e non fosse che un parto della sua propria fantasia. Bisognerà anzi ammettere che già in allora tale opinione incominciava ad essere in voga. Nel corso dei secoli lo scrivere ed il disputare in favore dell' una o dell' altra interpretazione andò ognora crescendo, nè oggigiorno possiamo ancora vantarci la disputa essere oramai finita ed il vero messo alla luce, quantunque il venerando Blanc (Versiteli, ecc., il, p. 29), si lusingasse aver egli risolta definitivamente la questione. Nuovi lavori provano che la lite è ancor sempre pendente, nè noi dal canto nostro ci lusinghiamo menomamente averla decisa. Avremmo anzi preferito di non mischiarci nella lotta, ma scegliere semplicemente quella in-