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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200
Traiano
106. Conv. iv, 13, 96. Mon. n, 4, 51. - Loria, 555 e seg.: «Il Tevere è uno dei principali fiumi d'Italia dopo il Po e l'Adige. Nasce ai fianchi del monte Fumaiolo non lungi dalle fonti dell'Arno, ed irriga il più gran bacino dell'Italia peninsulare. Sul principio la sua corrente è impetuosissima, ma quindi si fa più placida, poscia, in qualche sito, maestosa. Ingrossato dalle onde di molti confluenti, giunge al mare, sboccandovi per due canali che ricingono l'Isola Sacra; il boreale che presso a poco è lungo 5 chilometri è detto Fiumicino, il meridionale che fa giro più lungo di circa 7 chilometri, è chiamato la Fiumana. Nella campagna di Roma ed alle sue foci, ove numerosi banchi di arena ne ingombrano il letto, la sua onda, scorrendo lentamente ed in più siti impaludando, fa l'aere infetta e micidiale. Le sue acque sono sempre giallastre od albiccie, dal quale colore il fiume ebbe in antico anche il nome di Albula e l'epiteto di biondo. Il Tevere attraversa il territorio di Perugia, di Spoleto, di Rieti, di Viterbo, e la Comarca dì Roma, passa presso città di Castello vicino a Todi, ed attraversa Roma che dista circa 32 chilometri dalle sue foci, versandosi poscia nel Mediterraneo, tra Ostia e Porto. Il suo intero corso è di 300 chilometri. »
Thebaidos, cfr. Tebaide.
Tlieopliilus, Hoqi\o<; (= Amadeo), Nome del personaggio al quale l'evangelista S. Luca dedicò il suo Vangelo ed i Fatti degli Apostoli. Dall'epiteto datogli dal Vangelista di prestantissimo (xpà-xtaxs) si inferisce che fosse personaggio di alto rango. Fu di nazione romana o italica come si deduce con sicurezza del modo con cui Luca gli parla di cose palestinensi e di cose italiane. Era cristiano o amico dei cristiani, e discepolo o amico di S. Luca. Notizie certe di lui non si hanno. Dante lo nomina Mon. in, 9, 92.
Thomas, cfr. Tommaso.
Ti, lat. Ubi, te, Partic. pronom. che serve all'acc, e al dat., o come ora dicesi, al regimo diretto e all'indiretto; e nel primo caso è lo stesso che Te; nel secondo lo stesso che A te. Occorre parecchie centinaia di volte nella Div. Com. e nelle Op. Min. di Dante. 1. Ti, accus. e innanzi al verbo; Inf. I, 123; il, 70, 104, 119. Purg. i, 79; vii, 47; xiii, 122; xv, 92; xvi, 31, 32, 34; xxi, 17; xxvn, 23. Par. iv, 72. - 2. Ti pure accus., ma affisso al verbo; Purg. i, 67, 69; xvn, 17; xxxi, 109. Par. v, 120; xxvi, 50.-3. Ti, nel dat., innanzi al verbo; Inf. n, 120. Purg. li, 106; vi, 148; vii, 48; xii, 14; xiii, 113; xv, 32. Par. il, 101; iv, 22; vi, 91; xv, 53; xxvm, 62; xxxiii, 39.-4. Ti, parimente al dat. ma affisso al verbo;