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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   1928
   duta la Palestina i Templarj si ritirarono nell' occidente ed elessero Parigi a loro sede principale. Filippo il Bello avido delle loro ricchezze e lieto che le accuse contro i Templarj gliene porgessero un pretesto qualunque, li fece arrestare ed imprigionare il 13 ottobre 1307. Il papa Clemente V, creatura di Filippo, per levarsi d'addosso il re di Francia, per la richiesta ch'egli aveva fatta del condannare papa Bonifazio, o ragione o torto che fosse, per piacere al re egli assentì di ciò fare » (Vili., lib. viir, c. 92). Si fece loro il processo, si accusarono di una infinità di delitti, « e tegnendoli (continua il Villani) più tempo in prigione a grande stento, e non sappiendo dare fine al loro processo, alla fine fuori di Parigi a Santo Antonio, e parte a San Luis in Francia, in uno grande parco chiuso di legname, cinquantasei de' detti tempieri fece legare ciascuno a un palo, e cominciare a mettere loro il fuoco da' piè alle gambe a poco a poco, e l'uno innanzi all'altro ammonendogli, che quale di loro volesse riconoscere l'errore e'peccati loro apposti potesse scampare; e in su questo martorio confortati da'loro parenti e amici che riconoscessono e non si lasciassono così vilmente morire e guastare, niuno di loro il volle confessare, ma con pianti e grida scusandosi com' erano innocenti e fedeli cristiani, chiamando Cristo e Santa Maria e gli altri santi, e col detto martorio tutti ardendo e consumando finirono la loro vita. » Il loro gran maestro, Giacomo di Molay fu arso più tardi (11 marzo 1314) assieme con diversi altri capi dell'ordine. I beni de'Templari furono naturalmente confiscati. L'ordine non fu però abolito che il 2 maggio 1312 mediante la bolla Ad providam (ap. Mansi, xxv, 389. Bymer, II, i, 167), ed è forse per questo che Dante dice senza decreto, poiché legalmente alla incarcerazione di tutti i Templarj, avvenuta come dicemmo il 14 sett. 1307, avrebbe dovuto precedere un decreto della Santa Sede. Fu ed è tuttora gran disputa se i Templarj fossero o non fossero colpevoli de' gravi delitti loro apposti (gli accusarono fra altro di sodomia, di magia, d'idolatria, d' aver rinnegato Cristo, ecc.). Non è qui il luogo d'entrare in tale disputa; basti Osservare che Dante tenne le accuse per false e la condanna per ingiusta, e che tale opinione era generale fra i suoi contemporanei, come del Villani (1. c.) di Goffredo di Parigi (cfr. Buchon, Collection de chro-niques, ix, 221), del Boccaccio (cfr. Buloei, Hist. Univ. Par. iv, 110), del giureconsulto Alberico de Posato il quale nel suo Di-ctionarium juris (ed. Venet., 1601) alla voce Tempio scrive : « Templari erant magnus ordo in Ecclesia, et erant milites strenui b. Maria. Et destructus fuit ipsa tempore Clementis Papse ad procu-rationem Eegis Francia. Et, sicut audivi ab uno qui fuit exami-nator causa et testium, destructus fuit contra justitiam. Et mihi