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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200
Tempio
1927
dei cristiani e tra i cristiani, che nel tempo dei pagani e tra i pagani. » - An. Fior., Serrav., Land., Veli., Tal., Dan., ecc. non danno veruna interpretazione della voce Tempi. Tra gli antichi abbiamo quindi la sola interpretazione del Buti, secondo la quale tempi è il plur. di tempo; ma il tempo cristiano non era ancora passato quando Dante dettava i suoi versi (come non è passato sino al dì d'oggi), onde il Poeta non ne poteva parlare nel preterito; e parecchi testi leggendo templi, si dovrà ammettere che Dante intende delle Chiese cristiane. - 5. Nel luogo Inf. x, 87 Dante intende secondo gli uni della chiesa di S. Giovanni a Firenze, dove solevansi fare le adunanze popolari; secondo altri egli parla qui in modo vago e traslativo e vuol dire semplicemente: Ci fa adoperare così (cfr. Fanf., Studi ed Oss, p. 53 e seg.) - Bambgl., An. Sei., Iac. Dant., Lan., Ott., Petr. Dant., Cass., Falso Bocc., ecc. non danno veruna interpretazione. - Bocc.: « Nel nostro senato, nel luogo dove si fanno le riformagioni, e gli ordini e le leggi: il quale chiama tempio, siccome facevano i Romani, i quali chiamavano talvolta tempio il luogo dove le loro deliberazioni facevano. » Del resto cfr. Orazione, § 3.-6. Tempio, per L'ordine dei Templari, soppresso per opera di Filippo il Bello nel 1312; Purg. xx, 93, cfr. Com. Lips. il, 379 e seg. L' ordine cavalleresco dei Templarj (Fratres militice templi, milites s. equites Templarii), fondato da Ugo de Paganis (magister militice) a Gerusalemme nel 1119, lodato e celebrato da S. Bernardo (Ep. 31. 173, 382. Tractatus de nova militia s. cohortatio ad milites templi, in S. Bern. Opp. ed Ma-billon, ìv, 98), divenne in breve tempo ricchissimo, ma cominciò ben presto anche a degenerare in modo che Innocenzo III (cfr. In-noc. lib. X. ep. 121 ad Magistr. Milit. Templi) si lagna che i Templari «facit sunt odor mortis in mortem »; e trent'anni dopo Gregorio IX (Baynald, ad a. 1238, n. 32): « Dolemus et turbati referimus, quod, sicut intelleximus, vos meretrices in vestris casalibus sub certis appactionibus retinentes incontinenter vivitis, et proprium prcesumentes improprie possidere, eorum, qui confrateriam vestram assumunt, datis in annis quatuor aut pluribus denariis, defensores vos facitis, ac latrones et interfectores peregrinorum, et hcereticos in vestris domibus et casalibus receptatis; .... consuetas pauperum eleemosynas diminuitis, testamenta et alias ultimas voluntates in hospitali vestro decedentium non sine falsitatis vitio immutatis,.... alia plura committentes enormia, per quse Deus offenditur, et scan-dalum in populo generatur. Cceterum plures ex fratribus vestris de hseresi probabili haberi dicuntur ratione suspecti. » L'imperatore Federico ll(ad Richard. Com. Cornubice ap. Matt. Paris ann. 1244 p. 619) gli accusa di superstizione, di invocar Maometto, ecc. Per-