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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200
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1922
Tebano- Tebe
Tebaiio, lat. Thebanus : 1. Sost. cittadino di Tebe; Inf. xx, 32; Purg. xvm, 93. - 2. Agg. Di Tebe, Che appartiene o si rife-ferisce alla città di Tebe; Inf. xxx, 2. Conv. iv, 25, 44.
Tebe, lat. Thebce e Thebai, gr. 0yj,3a'., e presso Omero (Od. ix, 264, 274) ©v^Pyj, Città principale della Beozia, sacra a Bacco, ivi partorito da Semele (quindi detta anche « la città di Baco, » Inf. xx, 58); Inf. xiv, 69; xxv, 15; xxx, 22; xxxii, 11. Purg. xxi, 92; xxii, 89. Conv. iv, 25, 58. - Novella Tebe chiama Dante la città di Pisa, Inf. xxxm, 89, perchè le atrocità quivi commesse contro Ugolino e la sua schiatta ricordavano quelle commesse a Tebe contro la schiatta di Cadmo. - Bocci: « La Tebe di Beozia fu una delle città più antiche e importanti della Grecia, sia ne' tempi favolosi, sia negli storici. Era situata in una pianura tra il piccolo lago d'Ilice a settentrione e una giogaia di bassi monti ad ostro. L'acropoli di questa città, situata su di un alto colle, si vuole opera di Cadmo e dei Fenicii condotti da lui, quindi era detta rocca Cadmea. Secondo la favola la città fu fortificata da Zeto e Anfione, il suonatore di lira, che con la potenza della musica mise in moto le pietre, che si riunirono a formare il muro di cinta. Prima della guerra Troiana Tebe venne funestata dalle gare fra Eteocle e Polinice figli di Edipo, gare a cui presero parte sette re co' loro eserciti, e che perciò ebbe nome di guerra de' sette a Tebe. Eteocle e Polinice rimasero morti? e vi morirono pure i sette, ma i figli di questi chiamati Epigoni rinnovarono le lotte per vendicare i genitori, e di qui nuovo sangue e nuove rovine, che impedironle, si crede, di prender parte alla spedizione contro Troia. Pare bensì che presto si riavesse, poiché Omero la dice Tebe dalie sette porte e dalla ricca pianura. Distrutta in seguito da Alessandro e quindi da Demetrio Polior-cete, tornò sempre a rifiorire, ed ebbe molta preponderanza nelle cose della Grecia. Ebbe da principio un governo regio, che poi si mutò in oligarchia e democrazia; sorse a gloria guerresca sotto Epaminonda e Pelopida, e vantò in Pindaro un sommo poeta. La decoravano al dire di Pausania molti sacri monumenti, ma nulla più resta tranne rovine, se pure anche quelle non furono distrutte dal tempo. Gli abitanti di Tebe si distinguevano per rustichezza, fierezza e veemenza; le donne erano celebri per beltà e per gentili costumi. Siila privò Tebe di molto territorio, e la città si ridusse a un piccolo villaggio. Pare che in seguito ripigliasse vita, e divenisse celebre pel commercio, sebbene fosse prima assalita dai Bulgari e poi dai Normanni, ma in seguito decadde di nuovo per non più rialzarsi. Dante la nomina come città di Bacco, come celebre per le ire di Giunone e per le ire fratricide di Eteocle e Poli-