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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200

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a cura di Federico Adamoli

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   1920
   Taverna, lat. taberna, dal gr. TocPspveìov, Osteria da persone volgari, Bettola. In chiesa co'Santi e in taverna co' ghiottoni ; per esprimere Che si debbono regolare le nostre azioni col dovuto riguardo al luogo nel quale siamo; Inf. xxii, 14 e seg. dove vuol dire che la compagnia corrisponde sempre al luogo in cui l'uomo si trova, onde nell'inferno non poteva aspettarsi compagnia migliore.
   Tavoletta, diminut, di Tavola, Piccola Tavola; Vit. N. xxxv, 4.
   Te, lat. te, gr. cé, Voce di tutti i casi obliqui del pronome primitivo Tu, distinta dai segni de' casi, o dalle preposizioni espresse o sottintese. Occorre nella Div. Com., come pure nelle altre opere di Dante, le centinaia e centinaia di volte. Il citarne esempi sarebbe fatica gettata.
   Tebaide, lat. Thebais, (Thebaidos), titolo del poema epico di Stazio, nel quale il poeta canta in dodici canti la guerra te-bana trai figli di Edipo. Dante cita quest'opera col titolo di « Thebaidos, » Conv. ili, 11, 123; e col titolo di « Tebana Storia; » Conv. iv, 25, 44; e col titolo di « Storia di Tebe; » Conv. iv, 25, 58.
   Tebaldello, (parecchi testi hanno Tribaldello ; ma non Tri-baldello anzi Tebaldello, diminut. di Tebaldo, era il nome del personaggio), dei Zambrasi di Faenza, tradì la sua patria per vendicarsi di una burla fattagli dai Lambertazzi (ghibellini) di Bologna, che nel 1274 rifugiarono in Faenza. - Vili. Vìi, 80: « Al quale (a Gianni de Pà) fu data per tradimento e moneta la città di Faenza per Tribaldello de' Manfredi de' maggiori di quella terra. » Annal. Ccesen. ap. Murat., Script., Voi. xiv, p. 1105: « Eodem Anno (1281) Papa Martinus Quartus misit Dominum Johannem de Appia cum militibus Francigenis, et cum Bononiensibus Intrinsecis, Imolen-sibus, et Ravennatibus contra Faventiam, et habuit illam; prodi-tore Tibaldello Domini Garatonis de Zambrasiis, qui aperuit nocte Portam, unde multi ex parte Lambertatiorum csesi sunt. » - Ibid. Additarne. « Uno Tibaldello de i Zambrasi da Faenza per ingiuria a sè fatta da i Lambertazzi mandò a Bologna la forma delle chiavi d'una porta, per la quale i Bolognesi fecero una chiave simile. La ingiuria fu questa: che de i Lambertazzi uno amazzò uno porco di questo Tibaldello, il quale cercando del suo porco morto, i Lambertazzi lo minacciarono d'offenderlo. Per la qual cosa lui exco-gitò il modo di tradire la Cittade, e far vendetta de i Lambertazzi. E dopo la strage fatta a Faenza il detto Tibaldello andò a