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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200

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a cura di Federico Adamoli

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   Tarlati
   1917
   35. - 3. Parer tardo, per Esprimere desiderio di volere alcuna cosa con prontezza; Purg. xvi, 122.
   Tarlati, Nobile e potente famiglia da Pietra Mala nel territorio aretino, alla quale, secondo la comune opinione, apparteneva il personaggio nominato Purg. vi, 15; cfr. Altro. - Lord Vernon, Inf. voi. II, p. 587 e seg.: « Il più sicuro progenitore (dei Tarlati) è un Aldobrando signor di Casale che viveva nel secolo duodecimo; quello per altro che diè nome e stato alla casa fu messer Tarlato che combattè con Federico II, da cui fu distinto con privilegi ed infeudazioni di varie terre. Tarlato suo figlio, capo di parte ghibellina in Arezzo, combattè contro i Fiorentini alla battaglia di Campaldino, e per la morte di Guglielmo libertini, vescovo della città, si usurpò nella patria autorità qual di principe, di cui peraltro fu spogliato da Uguccione della Faggiola nel 1304. - Guido figlio di messer Agnolo riparò ben presto alle sventure dei suoi. Fatto vescovo di Arezzo nel 1311, si mostrò schivo di spirito di parte, e operò in tal modo che, al dire di ser Gorello, si rese a' guelfi e a' ghibellini altrettanto piacente. Ma nel 1315 gettò la maschera, e rompendo la fede data ai Fiorentini, mandò truppe in soccorso di Uguccione della Faggiola e con esso trionfò alla battaglia di Montecatini ; nell' anno appresso poi, udito appena delle sventure del Faggiolano, si tolse in mano il governo della sua patria, di cui si fece proclamare principe e signore a vita nel 1321. Diventato principe, pensò subito a rialzare la parte ghibellina, e datosi a scorrere la Valle Tiberina e il Casentino, s'impadronì in breve tempo di non poche castella. Da quell' epoca al 1327 fu per lui un continuo avvicendarsi di giorni felici, durante i quali portò Arezzo al più alto stato di prosperità e di grandezza; avvegnaché non solo fece questa città capo di uno stato vasto e ragguardevole, ma vi eresse ancora' i più grandiosi edifizj che tuttora l'adornano. Per altro turbavangli i sonni i prosperi successi della casa d'Anjou, e temeva che potesse tanto ingrandirsi da far riprendere il disopra a parte guelfa; laonde deliberò di farsi sollecitatore a Lodovico di Baviera, eletto imperatore, perchè venisse in Italia a rialzare le sorti dei ghibellini. Venne infatti Lodovico, ed il Tarlati subito gli fu d' attorno, anzi in Milano ebbe l1 onore di cingerlo della corona di ferro; in benemerenza di che volle il Bavaro che Niccolò, da lui fatto salutare antipapa, lo elevasse al cardinalato, mentre egli lo dichiarava gran Cancelliere dell' impero e suo Vicario in Toscana. Per questi fatti venne il Tarlati solennemente scomunicato e privato della dignità episcopale da Giovanni XXII; ma pagò ben altro fio per avere chiamato lo straniero in Italia, perchè costretto