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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200
S uppa
tra vegliando notte e giorni per allontanarne i mangiatori. - Lan.: « Qui intromette una usanza eh' era anticamente nelle parti di Grecia in questo modo, se uno uccidea un altro, egli potea andare nove dì continui a mangiare una suppa per die suso la sepoltura del defunto; nè '1 Comune nè i parenti del morto non faceano più alcuna vendetta. Or vuole dire l'autore che perchè li mali pastori e li stupratori della Chiesa continuòno per molto tempo lo peccato e la colpa, che la vendetta di Dio non teme suppe, cioè non perdona, s' ella non commisura tanta pena quanto avviene alla colpa commossa. » - Ott.: « Questo è tratto da una falsa opinione, che le genti aveano, le quali credeano, che se lo micidiale potesse mangiare infra certi dì una suppa in sulla sepoltura dello ucciso, che di quella morte non sarebbe mai vendetta.-Onde l'Autore dice: Iddio non ha cura di cotali suppe; li mali pastori sono quelli, che ne hanno colpa. » - Petr. Dant.: « Qui hoc fecit, speret punitio-nem Dei, qure non timet illam abusionem Florentinorum, quae est, cum aliquis magnus occiditur, custoditur ejus sepulcrum die no-ctuque, ne super ipsum infra novem dies offa, sive suppa comeda-tur. » - Cass.: « Hic tangit auctor de quadam supestitiosa re que fit in non modicis locis et precipue Florentie; videlicet, ut actinen-tes alicuius occisi custodiant 9. diebns eius sepulcrum ne suppa comedatur per partem adversam super eo. Infra illud tempus aliter creditur nunquam vindictam de tali homicidio fieri debere. » -Falso Bocc.: « Erano cierte gienti erroniche che credevano e credono echosi sidicie perloro che quando uno amorto unaltro epoi faccia lasuppa emangi Sopra quelcorpo morto che mai poscia non senefa vendetta equesta usanza arrecho charlo senza terra difran-cia chequando egli isconfisse eprese churradino choglialtri baroni della magnia efecie tagliare loro latcsta inapoli epoi dicie chefe-ciono fare le suppe emangiarolle sopra quecorpi morti Coe charlo choglialtri suoi baroni diciendo chemai nonsene farebbe vendetta. E pero dicie che iddio nonteme queste suppe chessue vendette ri-manghono affare maindugiare puote. » - Benv.: « In Florentia so-lebat esse qusedem opinio prava firma, quod si quis poterat come-dere offam super corpus interfecti a se, numquam amplius fiebat vindicta de ilio tali; et hoc fecerunt multi famosi fiorentini, sicut dominus Cursius Donatus. » - Buti : « È volgare opinione dei Fiorentini, non credo di quelli che sentono; ma forsi di contadini, o vero che sia d'altra gente strana; unde l'autore lo cavò non sò: non dè essere che non sia, da che l'à posto; che se alcuno fusse ucciso, et in fra li 9 dì dal dì de l'uccisione l'omicida mangi suppa di vino in su la sepoltura, li offesi non ne possano mai fare vendetta; e però quando alcuno vi fusse morto, stanno li parenti del