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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200
Superbo -Suppa
1901
Superbo, lat. superbus, Che ha superbia, Altiero. Questo agg. trovasi nella Div. Com. 17 volte: 8 nell'In/, (r, 75; vii, 12; ix, 71; xv, (38; xxi, 34; xxv, 14; xxvii, 97; xxxi, 91), 6 nel Purg. (iv, 41; X, 121; xi, 53, 113; Xii, 36) e 3 nel Par. (xi, 101; xix, 46; xxx, 81). 1. Signif. propr. Inf. ix, 71; xv, 68; xxv, 14; xxvii, 97. Purg. x, 121; xr, 53, 113; xii, 36. Par. xi, 101. - 2. E a modo di sost. Inf. xxxi, 91. Par. xix, 46. nel qual luogo Lucifero è detto Il primo superbo. - 3. Per Alto, che è il signif. proprio; Purg. iv, 41. - 4. Per Forte, Vigoroso; Inf. xxi, 34. - 5. Coir In, onde Superbo in alcuno, per Superbo verso, o contro alcuno; Inf. xxv, 14. - 6. Per Severo, Rigido; Purg. xxx, 79. - 7. E detto della vista, per Acuta, Penetrante; Par. xxx, 81.
Snperillnstrans, voce lat., part. pres. del verbo superil-lustrare, Sovraillustrante, Che rende illustre al di sopra di qualsiasi altra persona o cosa; Par. Vii, 2.
SujieviiifuwiiH, voce lat., Infuso dall'Alto, cioè da Dio ; Par. xv, 28.
Superno, lat. sùpernus, Superiore, Di sopra, Dell'alto, Del cielo, 1. Signif. propr. nel senso di superiore; Inf. xii, 39. Purg. xxvii, 125. Par. xx, 50; xxii, 61. - 2. Detto delle cose che concernano il cielo, per Celeste; Purg. iv, 79; vili, 18. Par. xxiii, 30; xxvii, 144. - 3. Più superno, per Più elevato; Par. in, 73.
Supisio, lat. supinus: 1. Che sta o gùice colla pancia all'insù o in sulle reni; Inf. x, 72; xxiii, 44. - 2. Nel semplice signif. di Rivolto all'insù; Purg. xiv, 9. - 3. Avv. Con positura supina, Colla pancia all'insù; Inf. xiv, 22.
Suppa, prov., spagn., port. sopa, frane, soupe, dal ted. suppe; Pane intinto in qualunque liquore, che comunem. dicesi Zuppa; Purg. xxxiii, 36. Nel qual luogo Dante allude ad un uso dei più caratteristici che ritardarono il progresso della civiltà : era questo il diritto che arrogavasi ogni famiglia, cui era stato ucciso uno de'suoi membri, di uccidere l'omicida, o in suo difetto ogni altro individuo della di lui famiglia. A questo barbaro principio si erano associate alcune strane superstizioni. Credevasi che se un omicida o qualcuno de' suoi parenti pervenisse, nel termine di otto giorni, a contar da quello dell' omicidio, a mangiare una zuppa o tut.t'altra cosa sulla tomba della vittima, ogni probabilità di vendetta fosse perduta pei parenti dell'ucciso. Così la guerra inevitabile tra le due famiglie cominciava intorno alla sepoltura della vittima, l'uno spiando il momento di mangiarvi qualche cosa, l'ai-