Stai consultando: 'Enciclopedia Dantesca Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z', Giovanni Andrea Scartazzini

   

Pagina (720/1033)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (720/1033)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   1888
   Studii di Dante
   Conv. - 2. Per Diligenza, Industria, Cura; Purg. XVIII, 58, 105. Par. xv, 121. - 3. Levarsi in grandissimo studio, per Venire in desiderio grandissimo; Conv. rv, 28, 34 e seg. - 4. Mettere studio, per Porre gran cura d'ingegno; Conv. ni, 12, 9, 17 e seg.
   Stuelli di Dante. Dalle sue opere risulta indubitabilmente clie Dante conosceva, più o meno a fondo, tutto quanto il sapere, tutta quanta la scienza del suo secolo. Alla domanda però, dove e quando e' si appropriò tanto sapere, la critica sobria si vede ancor sempre costretta a rispondere con un semplice ed umile Non ìiquet. Infatti non sappiamo nè chi fu suo maestro nell' infanzia e puerizia, nè se e quali scuole superiori egli abbia frequentate nella sua gioventù, o in età più avanzata. Egli stesso ne dice in sostanza ben poco. Nella Vita Nuova (ni, 31 e seg.) egli dice che (a dieciotto anni) egli aveva « già veduto per sè medesimo 1' arte del dire parole per rima, » cioè imparato a far versi, dalla quale asserzione risulta con certezza assoluta che sino a quella età e' non avea peranco avuto verun maestro che lo iniziasse nell'Arte poetica. Da quell'opera giovanile risulta però ad evidenza, che sin d' allora Dante conosceva per lo meno quattro lingue, cioè la latina, l'italiana (e questa già a fondo), la provenzale e l'antica francese, che era già un po' di casa nella letteratura classica latina, come pure nella provenzale, e non meno nell' antica, ancor magra, letteratura italiana, come pure nella dialettica, nella ret-torica ed in altre scienze del secolo suo, compresa eziandio l'arte del disegno (cfr. Vit. N. xxxv, 1 e seg.). Ma in quel medesimo lavoro giovanile egli mostra (e questo è prova indiscutibile, che della scienza avea sin d'allora veduto oltre la scorza) di conoscere assai bene l'imperfezione del suo sapere, confessandosi non peranco atto a trattare degnamente della sua glorificata Beatrice e proponendosi di studiare secondo il poter suo, per poterlo fare col tempo (Vit. N. xliii). Nel Conv., dettato quando aveva oltrepassata 1' età di quarant' anni, e'confessa ingenuamente di non essere un dotto, ma, come si direbbe oggi, un semplice dilettante. Conv. i, 1, 50 e seg.: « E io adunque, che non seggo alla beata Mensa (della scienza), ma, fuggito dalla pastura del volgo, a' piedi di coloro che seggono, ricolgo di quello che da loro cade, » le quali parole, a non volerle storpiare, vengono a dire semplicemente, che Dante apprese le scienze, non meno dell'arte del dire parole per rima, per sè medesimo (confr. Vit. N. in, 31 e seg.). E che egli apprendesse le scienze principalmente per sè medesimo lo dice pure altrove. Conv. ir, 13, 3 e seg.: « Come per me fu perduto il primo diletto della mia anima (Beatrice).... io rimasi di tanta tristizia punto, che al-