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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200
Strascinare-Strenna 1883
d' altra forma che i nostri dimestichi. » - Benv.: « Sicut sunt extra-nese aves, ita nidificant in extraneis arboribus. » - Buti: « Lamen-tansi, stando in su quelli arbori strani da quelli che produce la natura. » - Cast.: « Fanno lamenti strani. » - Boss. : « Fanno strani lamenti su quelli alberi. »
Strascinare, lat. barb. strassinare, Tirarsi dietro alcuna cosa senza sollevarla da terra. Nello strascinare è l'idea del suolo sottostante e della forza usata per superare la gravità della cosa strascinata, e quella degli ostacoli che al muover suo s'oppongono di sotto; Inf. xm, 106.
Strazio, dal lat. distractus (= stracciato), Maltrattamento, Tormento, Scempio; Inf. vili, 58; x, 85 (nel qual luogo strazio vale Eotta, Sconfitta); xm, 140; xix, 57.
Strega, dal gr. axp(g, lat. strix, lat. barb. stria e striga, Colei che, secondo la credenza dei tempi d'ignoranza (e questi tempi durano in molti luoghi tuttavia), aveva potere d'operare maleficii, e interveniva a' conciliaboli notturni. Strega è detta la Cupidigia de' falsi beni ; Purg. xix, 58.
Streggliia, gr. otXsyy^. lat. strigilis, ted. Striegél, Striglia, Strumento composto di più lame di ferro dentate, col quale si fregano e ripuliscono gli animali, specialmente i cavalli. Stregghia invece di stregìia, come teggliia per teglia, dicono tuttora i contadini toscani ; Inf. xxix, 76.
Stremo, lat. extremus, lo stesso che estremo, ed i testi variano nella lezione, gli uni avendo estremo, gli altri stremo (come p. es. Purg. xm, 124; xxn, 48, 121; xxm, 25; xxvi, 93. Par. xix, 41; xxxi, 122, ecc. Cfr. estremo). Tenendo conto delle varianti, la voce stremo è adoperata nella Div. Com. 12 volte: 2 nelVInf. (xvii, 32, 43), 7 nel Purg. (iv, 32; x, 14; xm, 124; xxn, 48, 121; xxm, 25; xxvi, 93) e 3 volte nel Par. (vr, 5; xix, 41; xxxi, 122). 1. Stremo, Agg., Ultimo, che tiene l'ultimo luogo; Inf. xvii, 43. Purg. xxm, 25. - 2. Sost. per Estremità, Orlo, detto di luogo; Inf. xvii, 32. Purg. iv, 32; xxii, 121. Par. vi, 5; xix, 41; xxxi, 122. - 3. E fig. per Estremità della vita; Purg. xm, 124; xxvi, 93. - 4. Nel luogo Purg. x, 14 la lez. stremo è senz' altro da rigettarsi e scartarsi come falsa, e bisogna leggere scemo, colla gran maggioranza dei codd., delle ediz. e dei comment. Cfr. Scemo.
Strenua, dal latino strena, Mancia, Dono, Regalo; Purg. xxvn, 119.