Stai consultando: 'Enciclopedia Dantesca Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z', Giovanni Andrea Scartazzini

   

Pagina (709/1033)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (709/1033)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   Sterco-Stile
   1877
   dove il Buti infatti spiega: « Si stenta, cioè si stende attraversato, confitto con tre pali; o vogliamo dire si stenta, cioè fa stento e patisce pena. » Però i più intendono: Soffre pena, È tormentato. Bambgì.: « Simili modo cruciatur. » - Benv.: « Extenditur, vel poe-nam patitur parem. » - An. Fior.: « Per simile modo et a simile tormento è punito. » - Serrav.: « Stentat, id est tormentatur. » -Gli altri antichi tirano via.
   Sterco, lat. stercus, Fecce che si mandano fuori del ventre dell'animale per le parti posteriori; Inf. xviii, 113.
   Sternere, lat. sternere, Distendere per terra, Atterrare, Spianare. E fig. Dichiarare, Dimostrare, Mostrare, Spiegare, e sim. Far. xi, 24; xxvi, 37, 40, 43.
   Sterpe e Sterpo, dal lat. stirps, o stirpes, Ramoscello, o Rimettiticcio stentato, che pullula da ceppaja d'albero secco o caduto per vecchiezza, o dal residuo di barba d'albero tagliato. 1. Più specialmente di pianta prunosa: Inf. xnr, 7, 37. - 2. E fig. Purg. xiv, 95. Par. xii, 100.
   Stessi, per stesso, nel caso retto del minor numero come Questi e Quegli, si trova talora presso gli antichi. Dante l'usa riferito a persona, Inf. ix, 58 : e riferito al Sole, Par. v, 133. Dal lat. iste, ipse, quasi trasposta la i dal principio alla fine.
   Stesso, Istesso, dal lat. iste ipse (cfr. Diez, Wòrt. ii3, 71; secondo altri da iste, istissimus, oppure A&ipse, ipsus, sepse, seipse), Che non è un altro, Che non è differente. Questo aggettivo occorre le centinaia di volte e nella Div. Coni, e nelle altre opere di Dante, tanto con i pron. Me, Te, Lui (come Inf. iv, 120; x, 61; xii, 14, 69; xm, 95; xxv, 8; xxvi, 24; xxxi, 27, 76. Purg. xvii, 98; Par. i, 88; ni, 5; iv, 18; vii, 115; xvil, 28; xxnr, 44 e più sovente), quanto congiunto a sost. (p. es. Inf. xxn, 102; xxvi, 106; xxxm, 57, 94. Purg. x, 55. Par. ni, 81; xvii, 28; xxxm, 130, ecc.), per denotare con maggiore efficacia la persona o la cosa di cui si parla.
   Sfcige, lat. Styx, dal gr. Sxoyóg (= spaventevole, orrido,
   terribile e siin.), Nome del secondo dei fiumi infernali, nel quale stanno sommersi gli iracondi; Inf. vii, 106; ix, 81; xiv, 116; cfr. Inf. vit, 110, 118 e seg. vili, 10 e seg. ix, 64, ecc. Cfr. Accidia.
   Stignere, cfr. Stingere.
   Stile, e Stilo, dal lat. stilus, Verghetta sottile, fatta di piombo, di stagno, la quale serve per tirar le prime linee a chi