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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200
Stecco-Stefano 1873
in dodici libri, dettato in dodici anni di lavoro continuo (cfr. Stat., Theb. xir, 811), nel quale cantò la Spedizione dei Sette a Tebe e principalmente la tenzone tra Eteocle e Polinice (cfr. Inf. xxvi, 54). Ma, piuttosto che un poema, quest'opera ò una specie di gazzetta in versi. Dettò inoltre VAchilleide, poema di vasta concezione e che avrebbe dovuto abbracciare eziandio quella parte della tradizione che non è contenuta nella Iliade di Omero. L'opera rimase incompiuta, il poeta essendo « caduto in via » (Purg. xxi, 93). Ne abbiamo il libro primo (nel quale in 674 versi si racconta come Teti nascondesse il figliuolo Achille presso Licomede, e come l'indovino Calcanta ne scoprisse il rifugio) e parte del secondo (dove in 453 versi si descrive come Ulisse trovasse Achille e lo menasse seco all'assedio di Troja). La terza e migliore opera di Stazio, intitolata le Selve, contiene una raccolta di trentadue poemetti di occasione, divisi in cinque libri. Da molti passi di quest'opera risulta indubitabilmente, che Stazio fu da Napoli. Sennonché le Selve nel medio evo erano sconosciute in Italia, dove non incominciarono ad essere note che nel secolo XV, quando il Poggio recò dalla Francia l'unico codice dell'opera, dal quale derivarono tutti gli altri codd. oggigiorno conosciuti (cfr. Teuffel, Bòm. hit., 2a ed., p. 700), onde Dante, con tutti quanti i suoi contemporanei, confuse il Napoletano Publio Papinio Stazio con Lucio Stazio Ursolo, Tolosano, rettore vissuto ai tempi di Nerone e celebre tra' maestri della Gallia nar-bonese (Purg. xxi, 88; cfr. Com. Lips. il, 405 e seg.). Nel Poema sacro Stazio si accompagna a Dante e Virgilio nel quinto girone del Purgatorio (Purg. xxi, 7 e seg.), ed arriva con Dante sino alle rive dell' Eunoè, dove è nominato per l'ultima volta (Purg. xxxm, 134). È nominato Purg. xxi, 91; xxli, 25; xxiv, 119; xxv, 29,32; xxvii, 47; xxxii, 29; xxxnr, 134. Conv. ni, 8, 08; ni, 11, 122; iv, 25, 43. Vulg. El. li, 6, 65. È detto II savio, Purg. xxm, 8; xxxm, 15. Ed è indicato col nome di Scorta: Purg. xxvn, 19. Si parla di lui: Purg. xxi, 10 e seg.; xxil, 25 e seg., 64 e seg.; xxv, 31 e seg.; xxvn, 114; xxviii, 146.
Stecco, dal ted. ant. steccho (cfr. Diez, Wòrt. n4, 71), Spina eli'è in sul fusto o su'rami d'alcune piante; Inf. xiii, 6.
Stefano, dal gr. axscpavog (= ghirlanda, corona), Nome del primo martire cristiano, lapidato dai Giudei e che, morente, implorò a' suoi assassini il perdono' di Dio; cfr. Act. Apost. vi, 8-vn, 59. È ricordato come esempio di mansuetudine, Purg. xv, 106-114, dove è detto « un giovinetto » (v. 107). Secondo il racconto biblico Santo Stefano, quando fu lapidato, non era più « giovinetto. »