Stai consultando: 'Enciclopedia Dantesca Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z', Giovanni Andrea Scartazzini

   

Pagina (673/1033)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (673/1033)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   Sonno
   1841
   suono, ed allora si dee. intendere questo suono per quello che fece il tuono quando il destò. Ed alcuna lettera ha: Di qua dal tuono, il quale di sopra dice che il destò; e ciascuna di queste lettere è buona, perciocché per alcuna di esse non si muta, nè vizia la sentenza dell'autore. » - Falso JBocc. tace. - Benv.: « Di qua dal sono, idest non multum iveramus post introitum primi circuii, ubi terri-bilis sonus lamentorum excitavit autorem dormientem, ut patuit in principio capituli; vel secundum aliam literam : Di qua dal sonno, idest postquam excitatus sum ab ilio somno ; est tamen idem sen-sus. » - Buti : « Di qua dal sommo : dice l'autore che non erano ancor di lungi dal sommo di qua; cioè non erano ancor molto dilungati dalla sommità di qua; cioè dalla sommità onde si scende nel primo cerchio: e dice di qua, poi che quando l'autore scrisse questo, era tornato et era di qua, secondo che finge. »- An. Fior.: « Di qua dal sonno, cioè di qua da quello luogo ove io dormii. »
   - Serrav.: « A sompno, idest, postquam sopitus intravi Infernum dormiendo ; idest, post sonum, qui me excitavit. Due littere, vel duplex litera reperitur. »
   10. Nel luogo Inf. xm, 63 i più leggono : sonno (o sonni) e i polsi, cioè il riposo e la vita. Molti codd. e parecchi comm. ant. (Lan., Buti, Serrav., Barg., Land., ecc.) hanno: le vene e i polsi, cioè la persona, la vita. Contro questa seconda lezione nulla vale 1' argomento, che essa « dà una tautologia viziosa, » poiché la stessa frase : le vene e i polsi è usata da Dante anche Inf. i, 90. Ma per l'appunto questo verso serve a spiegare l'origine della seconda lezione. Amanuensi, che avevano nella memoria il verso Inf. i, 90, potevano facilissimamente ripetere, non curandosi di leggere attentamente, la frase: le vene e i polsi anche nel luogo in questione. Mal si comprende invece, come i più cambiassero la già usata e nota frase: le vene e i polsi, nella nuova e da Dante non più usata: lo sonno e il polsi. Quindi la lez. sonno è senz'altro da preferirsi. Cfr. Z. F., 78 e seg. Coni. Lips. i, 122 e seg. Moore, Crii., 304 e seg.
   - Bocc.: Perdesi il sonno per l'assidue meditazioni, le quali costui vuol mostrare che avesse in pensar sempre a quello che onore e grandezza fosse del signor suo; e in ciò dimostrava singulare affezione e intera fede verso di lui; i polsi son quelle parti nel corpo nostro, nelle quali si comprendono le qualità ne' movimenti del cuore, e in queste più e men correnti si dimostrano le virtù vitali; secondochè il cuore è più o meno oppresso da alcuna passione; e perciò dicendo costui sè avere perduti i polsi, possiamo intendere lui voler mostrare, sè con sì assidua meditazione avere data opera alle bisogna del suo signore, che gli spiriti vitali o per difetto di cibo o di sonno o d'altra cosa, ne fossero indeboliti talvolta, e così essersi