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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200
Sonno
1841
suono, ed allora si dee. intendere questo suono per quello che fece il tuono quando il destò. Ed alcuna lettera ha: Di qua dal tuono, il quale di sopra dice che il destò; e ciascuna di queste lettere è buona, perciocché per alcuna di esse non si muta, nè vizia la sentenza dell'autore. » - Falso JBocc. tace. - Benv.: « Di qua dal sono, idest non multum iveramus post introitum primi circuii, ubi terri-bilis sonus lamentorum excitavit autorem dormientem, ut patuit in principio capituli; vel secundum aliam literam : Di qua dal sonno, idest postquam excitatus sum ab ilio somno ; est tamen idem sen-sus. » - Buti : « Di qua dal sommo : dice l'autore che non erano ancor di lungi dal sommo di qua; cioè non erano ancor molto dilungati dalla sommità di qua; cioè dalla sommità onde si scende nel primo cerchio: e dice di qua, poi che quando l'autore scrisse questo, era tornato et era di qua, secondo che finge. »- An. Fior.: « Di qua dal sonno, cioè di qua da quello luogo ove io dormii. »
- Serrav.: « A sompno, idest, postquam sopitus intravi Infernum dormiendo ; idest, post sonum, qui me excitavit. Due littere, vel duplex litera reperitur. »
10. Nel luogo Inf. xm, 63 i più leggono : sonno (o sonni) e i polsi, cioè il riposo e la vita. Molti codd. e parecchi comm. ant. (Lan., Buti, Serrav., Barg., Land., ecc.) hanno: le vene e i polsi, cioè la persona, la vita. Contro questa seconda lezione nulla vale 1' argomento, che essa « dà una tautologia viziosa, » poiché la stessa frase : le vene e i polsi è usata da Dante anche Inf. i, 90. Ma per l'appunto questo verso serve a spiegare l'origine della seconda lezione. Amanuensi, che avevano nella memoria il verso Inf. i, 90, potevano facilissimamente ripetere, non curandosi di leggere attentamente, la frase: le vene e i polsi anche nel luogo in questione. Mal si comprende invece, come i più cambiassero la già usata e nota frase: le vene e i polsi, nella nuova e da Dante non più usata: lo sonno e il polsi. Quindi la lez. sonno è senz'altro da preferirsi. Cfr. Z. F., 78 e seg. Coni. Lips. i, 122 e seg. Moore, Crii., 304 e seg.
- Bocc.: Perdesi il sonno per l'assidue meditazioni, le quali costui vuol mostrare che avesse in pensar sempre a quello che onore e grandezza fosse del signor suo; e in ciò dimostrava singulare affezione e intera fede verso di lui; i polsi son quelle parti nel corpo nostro, nelle quali si comprendono le qualità ne' movimenti del cuore, e in queste più e men correnti si dimostrano le virtù vitali; secondochè il cuore è più o meno oppresso da alcuna passione; e perciò dicendo costui sè avere perduti i polsi, possiamo intendere lui voler mostrare, sè con sì assidua meditazione avere data opera alle bisogna del suo signore, che gli spiriti vitali o per difetto di cibo o di sonno o d'altra cosa, ne fossero indeboliti talvolta, e così essersi