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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200
1814
zionato Par. XVI, 56, è, secondo i Comm. ant., Fazio dei Morubal-dini, famoso per avarizia e baratteria. Sembra che il personaggio fosse ignoto ai più antichi; i quali, attingendo probabilmente soltanto ai versi danteschi, si contentano di dire sulle generali che Fazio da Signa fu grande barattiere a Firenze, il quale, assieme con Baldo d'Aguglione, mercava tutto lo palazzo (così Lan., Ott., Petr. Dani., Cass., Falso Bocc., Benv., An. Fior., ecc.). Ma anche i posteriori ne sapevano poco o nulla. Buti: « Questi fu messer Fazio da Sigila, che anco tiranneggiava la città e rivendeva le grazie e 1' offici nel comune. » - Serrav.: « Hic fuit unus alter turista, cuius nomen non ponitur hic. » Del Lungo (Dino Comj). n, 209): « Fazio (Bonifazio) da Signa (nel Yaldarno inferiore presso Firenze) fu dei Mori Ubaldini, o Morobaldini, prima Aldobrandi-nelli, potente famiglia di Signa; figlio d'un messer Rinaldo di More d'Ubaldino Aldobrandelli : dal qual Moro d'Ubaldino si chiamarono Morubaldini. Fazio fu quattro volte priore, e nel 1316 gonfaloniere di giustizia. »
Significare, dal lat. significare ; 1. Dimostrare, Palesare, Inferire; Par. IX, 15. Vit. N. ili, 52. - 2. Per esprimere; Purg. xxiv, 54. Par. i, 70.
Signore, Signor, prov. senhor, frane, seigneur, spagn. serior dal lat. senior (cfr. Diez, Wòrt. i3, 382 e seg.), Che ha signoria, dominio e potestà sopra gli altri. Questo sost. occorre sovente nelle opere volg. di Dante (per es. Vit. N. hi, 4, 41; vili, 2, 31; ix, 9; x, 2; xii, 21, 55, 60; xviii, 24; xix, 33; xxiv, 41; xxv, 50, 53; xxvi, 12, ecc.). Xella Div. Com. lo si trova adoperato 30 volte, cioè 13 nell'In/. (u, 73, 140: iv, 46, 95; vili, 20, 103, 116; xiii, 75; xvi, 55; xvn, 90; xix, 38, 91; xxn, 49), 12 nel Purg. (iv, 109; vi, 49; vii, 61; vili, 125; ix, 46; x, 83, 86; xr, 22; xv, 102; xix, 85; xx, 94; xxi, 72) e 5 volte nel Par. (vili, 60, 86; xxiv, 35, 148; xxxi, 107). Da notarsi: 1. Signore, per Padrone; Inf. il, 140; xiii, 75; xvil, 90; xix, 38; xxn, 49. Purg. xv, 102. Par. xxiv, 148, ecc. - 2. Per Titolo di maggioranza, e di riverenza; Purg. x, 83, 86. Par. vili, 86; xxxi, 107.-3. Quindi Dante chiama spesso Virgilio suo Signore; Inf. iv, 46; vili, 20, 103, 116; Purg. iv, 109; vii, 61 ; ix,46; xix, 85.
- 4. Signore, detto assolutamente e per eccellenza, s'intende d'Iddio, e più particolarmente di Gesù Cristo: Inf. il, 73. Purg. xi, 22; xx, 94; xxi, 72. Par. xxiv, 35; xxxr, 107. - 5. Quando significa Dio o Cristo trovasi usato Nostro Signore senza l'articolo; Inf. xix, 91.
- 6. Nel luogo Inf. iv, 95 è disputabile se Signor sia il singolare ovvero il plurale. La diversità di lezione, quei, come hanno i più,