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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200
Senio - Sempiterno
1789
lei, gli cedette il potere e si cangiò in colomba. I Siri avevano le colombe per animali sacri in memoria appunto di que-sta metamorfosi di Semiramide. - Non sembra che Dante abbia letto Giustino, il compendiatore di Pompeo Trogo. Giustino narra che Semiramide non osando alla morte del marito lasciar l'impero nelle mani del figlio giovanetto, nè essa apertamente governar tante genti, che, se appena avevano ubbidito ad un uomo, figurarsi come sarebbero state soggette a una donna, si finse il figlio Ninia, al quale somigliava nella statura, nei lineamenti, nella voce. Vestì larghi abiti e volle che alla sua foggia istessa anche il popolo vestisse. Fece poi grandi imprese, e finalmente, 42 anni dopo la morte di Nino, fu uccisa dal figlio, ad incestuosi amplessi da lei sollicitato. - Oro-sio (loc. cit.) narra delle conquiste di Nino in tutta l'Asia, e che a lui morto succedette la moglie Semiramide, la quale conquistò l'Etiopia e portò la guerra agl'Indi. Semiramide per le conquiste di Nino e per le sue proprie possedeva la Siria, le coste del Mar Nero, la Battriana, l'Etiopia, parte almeno dell'India. Era dunque signora di popoli diversi di costumi e di linguaggio. Insomma fu imperatrice di molte favelle e tenne la terra che il Soldan corregge, dominò cioè sul territorio dove, al tempo di Dante, dominava il Soldano. Segue Orosio con queste parole: ' Costei ardente di libidine, assetata di sangue, tra innumerevoli stupri ed omicidi, perchè tutti faceva uccidere quanti chiamati aveva a' suoi piaceri nella meretricia sua reggia, concepito colpevolmente un figlio, empiamente espostolo e incestuosamente conosciutolo, la privata vergogna coprì con un pubblico delitto. Perocché ordinò che tra parenti e figli senza alcun ritegno di natura fosse lecito quel che a ciascuno piacesse'. Ecco la legge con la quale Semiramide fa lecito il libito, e fa questo per torre il biasmo in che era condotta. Dante ha usato le parole stesse d'Orosio. - Ciò posto, non saprei come si possa più sostenere l'opinione di chi vorrebbe leggere sug-ger dette in luogo di succedette. E notino pure costoro che Dante, come già altri osservò, non usò mai la parola sposa in senso men che onesto. » E. Zama, Orosio e Dante, nella Coltura, n.° 20 del 16 maggio 1892, p. 129 e seg. Cfr. Herodot. i, 95. Justin. t, 2. Lenormant, La legende de Semiram. Par., 1877.
Senio, forma antica per siamo; cfr. Essere i, § 1.
Sempiternare, Far sempiterno; Par. i, 76.
Sempiterno, dal lat. sempiternus : 1. Agg. Che non ha avuto origine, o Che non può aver fine; Par. xii, 19; xiv, 66; xix, 58; xxvi, 39; xxviii, 116; xxx, 124. - 2. Modo avverb. In sempiterno, vale Per sempre, Eternamente, Senza aver mai fine; Inf. xxx, 96.