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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200
1760
Scornigiani
Scornigiani o Da Scorno, Nobile famiglia Pisana. Lord Vebnon, Inf., voi. il, p. 579 e seg.: « La famiglia da Scorno è antichissima; ebbe ricchezze ed onorificenze infinite; tenute e case nel contado e nella città di Pisa. Un Gherardo da Scorno fu console della Repubblica pisana nel 1184; altri lo furono di questa famiglia in seguito; moltissimi si dettero alle armi, molti si distinsero negli officii più scabrosi della Repubblica. Arrigo, nel 1170, portò il vessillo della terza schiera dell'esercito pisano contro i Genovesi e i Lucchesi, e tornò vittorioso; ma egual sorte non ebbe Oliviero da Scorno, capitano di una nave nell'armata navale che combattè infelicemente alla Meloria nel 1285. Gli storici rammentano ancora messer Gano degli Scornigiani, che molto fece parlare di sè nelle civili guerre tra i Gherardeschi e i Visconti, parteggiando per questi; pei quali combattendo in Sardegna nel 1273, meritossi pel suo valore l'onore del grado equestre; e non tacciono di un Vanni che capitanava una parte dei confederati toscani che andarono ad oste sotto Pistoia nel 1305. - Dante rammenta il buon Marzucco che apparve forte per la generosità con cui sulla bara del figlio Farinata ucciso, non solo perdonò a Baccio dei Capronesi che l'aveva spento, ma volle inoltre baciargli la mano, forse tinta ancora di sangue, e con accomodata orazione indusse i consorti a dargli la pace (Purg. vi, 18, 19. Cfr. Marzucco). Marzucco era allora frate dell'ordine di S. Francesco, ma in gioventù era stato valoroso in campo a segno di meritarsi il cingolo militare; aveva combattuto contro i Fiorentini e il conte Ugolino della Gherardesca; e poi era stato deputato a condurre e pubblicare il trattato di pace del 1277. - Gli Scornigiani figurarono tra le più doviziose case di Pisa, ed in gran credito nel medio evo era la loro ragione commerciale. I cronisti Pisani parlano di Colo che stava a Lerici alla direzione di una casa bancaria; a cui i Genovesi, senza motivo, posero le mani addosso, confiscarono i beni, nel 1336, e dettero esilio dallo Stato dopo di averlo abbacinato ; ciò che fu motivo a preparativi di guerra per parte dei Pisani, che peraltro non fecero, perchè ottennero a favore del misero Colo un adeguato compenso. - Forse a lui nipote era un altro ser Colo che fu molto in favore presso Iacopo d'Appiano, usurpatore del dominio di Pisa; dal quale fu mandato a Milano nel 1397 per trattare una pace che ponesse fine alle lunghe guerre che agitavano tutta l'Italia. Bartolommeo suo figlio combattè per l'Appiano nel dì famoso in cui tolse il dominio e la vita al buon Piero Gambacorti ; poi, morto l'Appiano, fu dal figlio di lui incaricato di portarsi a Milano per trattare con Giangaleazzo Visconti la vendita di Pisa. Gabbriello Maria Visconti lo condannò più tardi in venticinquemila fiorini d'oro per sospetto di complicità in una con-