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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200
1747
Regnò Mastino degnamente 15 anni, tenendosi a parte ghibellina, e mantenendo sempre la pace. Fu ucciso da quattro congiurati proditoriamente nel 1277. Alberto suo fratello, allora podestà di Mantova, vendicato quest'assassinio, prese il governo. Nel 1300 la fazione imperiale era in Verona a mal partito, poiché Dante imprecava ad Alberto d'Austria, e lo accagionava della rovina delle più cospicue case ghibelline {Purg. vi, 97 e seg.). Alberto della Scala resse saviamente Verona fino al 1301, e morì lasciando tre figli, Bartolom-meo, Alboino e Cangrande che nacque nel 1291 (cfr. Par. xvn, 79 e seg.). Bartolommeo fu confermato dal popolo a signore della città; ma nel 1304 morì, e gli successe Alboino, che s'ebbe l'altro fratello Cangrande socio nel governo fino al 1308, nel quale questi fu acclamato signore assoluto. Alboino morì nel 1311. Cangrande colle milizie veronesi e padovane tolse Brescia ai Guelfi, e da Arrigo VII ebbe il titolo di Vicario imperiale in Vicenza. Nel 1320 era padrone di Bassano; nel 1321 s' era tolto Feltre, e nel 1322 Belluno contro quei da Camino; così fu padrone di tutta la Marca di Verona e Treviso. Cangrande era tenuto l'appoggio più essenziale de'Ghibellini in Italia, ed era infatti tale da portare il terrore del suo nome ovunque si presentava. - La sua corte, citata con maraviglia anche dal Boccaccio nelle sue Novelle, era di un lusso nuovo per l'Italia, e più famosa per 1' asilo che vi avevano trovato Dante, Uguccione della Faggiola e Spinetta Malaspina, ed altri moltissimi. Morì nel 1329 nella fresca età di 39 anni, glorioso per molte conquiste, e scomunicato da Giovanni XXII. - Taceremo dei suoi successori che dominarono in Verona fino al 1387; e solo accenneremo che la illustre casa Scaligera si estinse il 25 ottobre 1598, alla morte di Giovanni Teodorico, consigliere di reggenza del duca di Baviera. »
Scalpitare, quasi frequent. del lat. scalpere, meglio che da Calce pistare o Calce teritare, Pestare e Calcar co' piedi in andando; Inf. xiv, 34.
Scaltrire, e Scaltrare, da scaltro (e questo dal lat. cau-tus, come dicevano aldacc e lalcla per audace e lauda), Di rozzo e inesperto fare altrui astuto e sagace ; Purg. xxvi, 3.
Scalzare, dal lat, excalceare, Trarre i calzari di gamba o di piede. Neut. pass, e ass. Trarsi i calzari di gamba o di piede. E fig. Abbracciare la vita religiosa; Par. xi, 80, 83.
Scalzo, Senza calzari; Frate dell'Ordine di S. Francesco; Par. xii, 131; xxi, 128.