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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200

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a cura di Federico Adamoli

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   Saracini 1739
   cfr. Sapìa. - Lord Vernon, Inf., voi. ti, p. 575 e seg.: «Colei che non fu savia, abbenchè Sapìa fosse chiamata, nacque della stirpe dei signori di Bigozzo, e fu moglie di Ghinibaldo dei Saracini. La sua famiglia paterna, da molti secoli estinta, fu una delle più antiche di Siena, e traeva la origine da uno di quei venturieri Franchi che si fecero grossi sulla rovina dei Longobardi, al cadere del secolo ottavo. Poco per altro dei signori di Bigozzo possiamo dire, perchè la storia non ha di essi nobili fatti da registrare. - Non così dei Saracini. I quali dal loro castello di Montemassi venuti a Siena, vi fecero parte del Monte del Gentiluomo, ed ebbero palagi e torre sulla piazza di S. Pellegrino. Ammessi alle cariche del Comune, ottennero le primarie fino dai primi anni del secolo XIII; e i regesti dei Consoli ci conservano il nome di Turchio di Amerighetto che quella dignità conseguiva nel 1212. Giacomo suo figlio ebbe fama d'insigne giureconsulto, e nel 1246 fu prescelto a farsi incontro a nome della repubblica a Federigo II che portavasi a Siena; poi nel 1259 ebbe plenipotenza per riformare gli statuti della città. -Stimo superfluo il dire che i Saracini nei più antichi tempi furono ghibellini; e principalissimo tra quelli della fazione fu Ghinibaldo, il marito di Sapia, quello stesso che nel 1255 fu Provveditore della Biccherna. Narrano tutti gli storici la ferocia di Salimbene, e il tradimento che commesse ai danni del conte Umberto di S. Fiora nel 1257; ed esaltano il valore di Bartolommeo di Aldobrandino che molto contribuì alla vittoria dei suoi a Montaperti, nè tacciono della sua destrezza nel disbrigo degli affari politici, ogni qual volta rammentano le molteplici ambascerie che sostenne per il Comune. Altro Bartolommeo, figlio di Ciabatta, fu non meno valoroso degli altri di sua casa, ed in vecchiaja dopo aver retto diversi Comuni con grado di Potestà, vestì le divise ecclesiastiche e conseguì il vescovato di Volterra nel 1263.- È notevole nelle famiglie Senesi il vederle passare facilmente dall'una all'altra fazione; lo che ci dimostra che i nomi di parte guelfa e ghibellina erano per pretesto, ma che la principale molla delle azioni loro era l'odio che passava tra l'una e l'altra famiglia. Così non deve recar maraviglia se nel secolo XIV vediamo i Saracini tra i guelfi; e se troviamo Nastoccio di Arri-ghetto prestantissimi cavalieri militare peri Fiorentini all'assedio di Pistoja; se Pietro di Duccio combattè sotto le bandiere del re Roberto di Napoli; se venticinque dei Saracini, tutti decorati del grado equestre, andarono spontanei ad offerire la loro spada alla repubblica di Firenze contro Castruccio nel 1323; se Guido e Giacomo si fecero gran nome nella guerra contro il Castracani nel 1328; se finalmente Arrigo di Cinque e Giovanni di Ranieri si meritarono di essere armati cavalieri sul campo di battaglia dal capitano ge-