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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200
Sabaoth - Sabine
1713
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Sabaoth, è l'ebr. nliO¥, plur. di e vale Eserciti, onde
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Deus Sabaoth vale Dio degli eserciti; Par. vii, 1. Dante, pur non conoscendo la lingua ebraica, potè prendere questa voce dalla Volgata, p. es. Epist. Jacobi v, 4. La usò anche il Vili. Cfr. Voc. Cr. ad v.
Sabbione, dal lat. sabulo, sabulonis, contratto in sablo, sa-blonis, Eena, o Terra arenosa, ed anche Deserto di rena mescolata con terra; Inf. xiii, 19; xiv, 28; xv, 117; xvii, 24. Caverni, Voci e Modi, 115 : « Chi s'è messo qualche volta a riguardare un po' d'alto quella parte della Valle d'Arno, nel centro della quale siede Figline, avrà osservato tutto in giro a mezza costa del monte, quelle pendici sabbiose delle colline solcate in mille versi dall'acque scendere giù precipitose e andare a morire ne' campi sottoposti insur-reggianti nel verde lieto de' pioppi e delle viti, de' gelsi e delle biade. Cotesti, dalla gente del paese, son chiamati i Sabbioni, e chi sa che Dante non pensasse ad essi proprio nell' immaginare i suoi gironi infernali. »
Sabellio, da Ptolemaide, eresiarca del terzo secolo, autore e rappresentante del modalismo orientale. Amico di Callisto, fu poi da questi scomunicato e fondò quindi a Roma una setta detta dei Mo-narchiani. Affermava l'identità del Figliuolo e dello Spirito Santo con Dio il Padre. Cfr. Hippol., Eefut. ix. Epiph., Hist. trip., 62. Athanas., Cont. Arian. iv. Euseb., Ili st. eccl. vii, 6. Basilius, Epist., 207, 210, 214. Greg. Nyss., Contra Arium et Sabellium, in Ang. Maji, Script, vet. nova coli, vili, 2, 1, ecc. Dante lo nomina Par. xiii, 127.
Sabello, lat. Sabellus, soldato romano dell'esercito di Catone, il quale (secondo Lucano, Pharsal. ix, 761-88) nei deserti della Libia fu morso da un serpente detto Seps, il qual morso gli produsse un intenso ed eccessivo ardore, finché un' ardentissima fiamma lo ridusse in cenere. È nominato Inf. xxv, 95.
Sabine, Donne del popolo de' Sabini rapite dai Romani ; Par. vi, 40. Cfr. TU. Liv. i, 9.