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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200
Romita - Romoaldo
1701
biti, io hone ricolte tutte le terre, io hone maritato quattro vostre figliuole a quattro re di corona che ciascuna gosta tanto; et aperto gli scrigni disse: Questo è pieno di vagellarne d'ariento, questo altro di grossi, questo di fiorini, questo di perle, questo dei vostri ornamenti della corte: quando io ci venni, io ci arrecai questa schiavina e questi panni ; e spogliossi inanti al conte li panni che aveva della corte indosso e rivestittesi li suoi, e partesi e vassi con Dio. Lo conte rimase sì travagliato vedendo tanto tesoro che, come fu voluntà d'Iddio, ancora ch'elli riprovasse quegli che prima aveva provato, che non s'accorse di dire niente nè di ritenere lo Romeo. Stando poi un pezzo, mandogli di rieto e non fu mai potuto trovare; e venuta la corte a mano di quegli di prima, incominciò ad andare male come soleva, e però convenne che si ritornasse a fare le iniuste estorsioni ai sudditi come prima, e li mali trattamenti, sicché li lamenti andorno al conte. Unde Ramondo irato fece pigliare quegli che della ragione l'aveano consigliato, e tutti li fece decapitare, Romeo s'andò per lo mondo, come soleva, servendo a Dio, sicché poi per la credenza dell'autore elli meritò colle sue virtù politiche et attive d'avere vita eterna. »
Romita, dal lat. eremita, Solitario. 1. Per Concentrato in sè stesso; Purg. vi, 72.- 2. Strada, Luogo romito, o sim. vale Strada, Luogo solitario, abbandonato, non frequentato ; Purg. in, 50.
Romoaldo, lat. Bomualdus, Nome del fondatore dell'ordine dei Camaldolensi. Fu della famiglia degli Onesti e nacque a Ravenna verso l'anno 956; fondò verso l'anno 1018 il monastero di Camaldoli in Toscana; morì nel 1027 presso Val di Castro. Di lui il Brev. Bom. ad 7 Febr.: « Romualdus Ravenna, Sergio patre, nobili genere natus, adolescens in propinquum monasterium Classense poenitentia causa secessit; ubi, religiosi hominis sermone ad pie-tatis studium vehementius incensus, viso etiam semel et iterum per noctem in ecclesia beato Apollinari, quod Dei servus i 1 li futurum promiserat, Monachus efScitur. Mox ad Marinum, vita sanctitate ac severiore disciplina in finibus Venetorum eo tempore celebrem, se contulit, ut ad arctam et sublimem perfectionis viam eo magistro ac duce uteretur. Multis Satana insidiis et hominum invidia oppu-gnatus, tanto humilior se assidue jejuniis et orationibus exercebat, et rerum ccelestium meditationem, vim lacrymarum profundens, frue-batur; vultu tamen adeo lato semper erat, ut intuentes exhilararet. Magno apud principes et Reges in honore fuit, multique ejus Consilio, mundi illecebris abjectls, solitudinem petierunt. Martyrii quoque cupiditate fiagravit; cujus causa dum in Pannoniam proficiscitur,