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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200
Romeo
assai et albergornolo nella stalla. Qaesto peregrino era saputo uomo, accortosi della mala masserizia che si faceva nella corte, udito lo debito del signore disposesi ad ovviare alla mala masserizia della stalla, prima dicendo a quello che era sopra la stalla eh'elli voleva, se gli piacesse, rimanere et aver cura dei cavalli: quegli fu contento, perchè poco se ne curava e perchè ne fuggia fatica. Questo peregrino incominciò ad avere cura dei cavalli e risparmiare la roba di quella che si gittava, et in poco tempo ebbe migliorato li cavalli et avanzato molta roba di quella che si gittava, Unde accortosi Ramondo conte che li cavalli erano fatti più belli, volse saperne la cagione; e veduto la bontà di costui, puosegli amore, e brevemente d'officio in officio, trovando che andava di bene in meglio, promovendolo, lo fece suo siniscalco maggiore della corte, e fu chiamato da tutti Romeo perchè in sì fatto abito v'era capitato. Et avendo costui ogni cosa in mano, ordinò con tanta cura e sollecitudine ogni cosa, che in breve tempo ebbe avanzato tanto tesoro, che tutte le terre impegnate ricolse, tutta la corte fornì di vasellame d'ariento, e le gravezze e l'estersioni che iniustamente si facevano ai sudditi cessorno, e quattro figliuole che avea lo conte maritò a quattro re di corona, cioè le due a due fratelli, cioè l'una al re Ludovico re di Francia, e l'altra a Carlo fratello del detto re Ludovico duca allora d'Angiò, poi re di Sicilia e di Puglia; l'altre due a due fratelli ancora, cioè l'una al re Arrigo d'Inghilterra, e la quarta al re Riccardo della Magna fratello del detto re Arrigo d'Inghilterra; e dopo questo raunò grande tesoro al detto conte, sicché lo detto conte e lo suo contado era in migliore stato che mai fusse. E stando le cose in questa forma, lo inimico de l'umana natura fece nascere invidia tra li provenzali cortigiani e consiglieri del conte di Provenza, e questo Romeo; unde incominciorno a dire al conte: Signore, questo vostro siniscalco ha e cotanti anni trafficato lo vostro, sarebbe dovuto eh'elli vi mostrasse ragione delle cose amministrate per lui; e tanto a ciò lo sollicitorno, che'1 conte chiamò un di'Romeo, e sì li disse eh'elli s'apparecchiasse a mostrargli ragione di quel eh' avea amministrato. Romeo rispuose che era apparecchiato a mostrargliele quandunqua voleva, lo conte non se ne curava; ma ciò dicea per contentare quegli che di ciò lo stimulavano: era contento che lo indugio fusse grande. Sìa Romeo accorgendosi della invidia che gli era portata, deliberandosi di non starvi più, disse che l'altro di' gliele voleva mostrare; e l'altro di'poi menò lo conte nella camera sua, dove era lo tesoro, e sì disse al conte: Voi sapete, messer lo conte, che quando io venni a stare con voi, voi non avavate tesoro, certo avavate lo tale debito e lo tale, e pegno le tali castella; da poi in qua io hone soddisfatto tutti li de-