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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200
Romeo
1699
dustria e senno raddoppiò le rendite di suo signore in tre doppi, mantenendo sempre grande e onorata corte. E avendo guerra col conte di Tolosa per confini di loro terre (e il conte di Tolosa era il maggiore conte del mondo, e sotto sè avea quattordici conti), per la cortesia del conte Raimondo, e per lo senno del buono romeo, e per lo tesoro ch'egli avea raunato, ebbe tanti baroni e cavalieri, ch'egli venne al disopra della guerra, e con onore. Quattro figliuole avea il conte e nullo figliuolo maschio. Per lo senno e procaccio del buono romeo, prima gli maritò la maggiore al buono Luis di Francia per moneta, dicendo al conte: Lasciami fare, e non ti gravi il costo, che se tu mariti bene la mima, tutte l'altre per lo suo parentado le mariterai meglio e con meno costo. E così venne fatto, chè incontanente il re d'Inghilterra per essere cognato del re di Francia, tolse l'altra per poca moneta: appresso il fratello carnale essendo eletto re de'Romani, simile tolse la terza; la quarta rimanendo a maritare, disse il buono romeo: Di questa voglio che abbi uno valente uomo per figliuolo, che rimanga tua reda; e così fece. Trovando Carlo conte d'Angiò, fratello del re Luis di Francia, disse: A costui la da', eh'è per essere il migliore uomo del mondo, profetando di lui; e così fu fatto. Avvenne poi per invidia, la quale guasta ogni bene, eli'e'baroni di Proenza appuosono al buono romeo, ch'egli avea male guidato il tesoro del conte, e feciongli domandare conto; il valente romeo disse: Conte, io t'ho servito gran tempo, e messo di picciolo stato in grande, e di ciò per lo falso consiglio di tue genti se' poco grato: io venni in tua corte povero romeo, e onestamente del tuo sono vivuto, fammi dare il muletto e il bordone e scarsella com' io ci venni, e quetoti ogni servigio. Il conte non volea si partisse; egli per nulla volle rimanere, e com'era venuto, così se n'andò, che mai non si seppe onde si fosse, nè dove s'andasse; avvisossi per molti, che fosse santa anima la sua. » Anche i commentatori antichi ripetono su per giù la medesima tradizione, mentre i moderni, sino al Com. Lips., non seppero distinguere tra storia e leggenda. Alquanto originale il Buti: « Essendo Ramondo Berlinger, conte di Provenza, uomo che poco curava di vedere gli fatti di sua corte, anco più tosto prodigo del suo, aveva lo suo contado molto mancato, gittando gli famigli della corte e scialacquando lo suo, eziandio li ragazzi della stalla straziando e gittando lo strame e l'orzo, e mal procurando gli cavalli: e per questo convenia che iniuste estorsioni e disequali si facessono ai suoi sudditi. Come piacque a Dio, un di 'avvenne uno Romeo, che andava peregrinando, e capitò alla stalla di questo conte e chiese ai ragazzi bene ed elemosina per l'amore d'Iddio; costoro avevano roba assai arrecato a la stalla e buoni vagelloni di vino, dierno a questo peregrino roba
108. — Enciclopedia dantesca.