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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200

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a cura di Federico Adamoli

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   1620
   Rafel mai amecli zabi almi 1620
   Ma il Land, aveva aggiunto alla sua chiosa : « Mediante la caldea lingua si potria alcuna cosa intendere, onde sopra di quella investigherai. » Quindi nel nostro secolo, tanto laborioso, si cominciò ad investigare, onde abbiamo un numero sterminato di nuove interpretazioni. Ne diamo una scelta senza appulcrarvi parole: 1. 11 linguaggio di Nembrotto è un miscuglio di ebraico e dei dialetti di questa lingua, ed il gigante dice: « Per Dio! E perchè mai sono io in questo pozzo? Torna addietro! Nasconditi !» (Gius. Venturi nel Giornale Veronese, num. 21 e 22, del 16 e 19 marzo 1811. Cfr. Studi ined. su Dante Al., Fir., 1846, p. 37). - 2. Il verso in questione è da spiegarsi coli'idioma arabo ed il suo vero senso è: «Esalta lo splendor mio nell'abisso, come rifolgorò per lo mondo! » M. a. Lanci, Dissertazione sui versi di Nembrotto, Roma, 1819. Cfr. Perticari, Opere, iv, 102-131. D. Ricci, Lettera a M. Olivieri, Roma, 1819). -3. Le parole sono arabe, e valgono :« Quam stulte incedit flumina Orci puer mundi mei » (v. Ahhon ap. Filai, ad h. 1.). - 4. Veramente, le parole sono arabe, ma valgono: « Un pozzo ha rapito il mio splendore, - ecco adesso il mio mondo!» (Flùgel ap. Filai. ad li. 1.). - 5. Il verso va letto: Rap el mai amecli zabi ai-mi e vuol dire: « Contro chi vieni tu all'acqua del gigante, al pozzo del Zabio?»-(G. P. Maggi, Giorn. dell'Istit. Lomb., 1854 e Hammer-Pukgstall nello stesso Giornale, 1854, vi, 302). - 6. Il verso è un miscuglio di ebraico e di caldaico, e vale: « Lascia o Dio! Perchè dissolvere il mio esercito nel mio mondo? » (Anon., Riv. Ital., num. 176, del 31 gennaio 1864; cfr. L. Lizio Bruno, nel Giorn. del Centen. di Dante Al., num. 25, del 10 ottobre 1864). - 7. Nembrotto parla il gergo massonico. Basta semplicemente trasporre le sillabe e le lettere, e ne vien fuori chiaro chiaro il senso: «Mali ciba che ami mal fare » (G. Veludo, Frammento di chiosa sopra il C. XXXI dell'Inf., Ven., 1875, cfr. S. R. Minicii, Sopra un'antica chiosa teste scoperta, Ven., 1865). - 8. No, Nembrotto parla arabo, ed il verso viene a dire : « Summa mea in fundum cecidit vis gloria mun-dus » (C. H. Schier, Supplement des Commentaires de la Div. Com., Dresda, 1865). - 9. Ma no, no ! Nembrotto parla il linguaggio ebraico, ma, nota bene! un ebraico tutto confuso, e le sue parole, riordinate e tradotte, valgono: « a che pozzo scuro? Torna al mondo ! » (Bar-zilai, Rafel mai, ecc.. Discorso, Trieste, 1872). - 10. Nembrotto parla ebraico; ma il verso è corrotto. Bisogna leggere: Bafà FI amelech Khasè baahni, che vale : « Il gigante Lucifero è Dio re. Chi è grande siccome lui? » (Zani de' Ferranti, Lez. dell'Inf., Bologna, 1855, p. 191 e seg.). - Fr. Torricelli (Studi sul Poema sacro, i, 759): « Mentre il Poeta dice, che tal linguaggio a nullo è noto, è leggiadra cosa udir commentatori che dicano: È noto a me,