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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Purgatorio dantesco
   1593
   mento di alti e gravi doveri, per i quali avevano speciale missione sulla terra. Il loro peccato in questo, è la loro pena espiatoria nell'altro mondo: sono negletti, a segno da non potere per intanto entrare nel regno della purgazione. Gli uni hanno da circuire il monte trenta volte tanto tempo, quanto furono presuntuosi, in contumacia della Chiesa, e gli altri non ponno entrare nel vero Purgatorio per tanto tempo, quanto indugiarono la conversione o perdurarono nella loro inerzia. Nei sette cerchi del vero Purgatorio, alla porta del quale sta un Angelo vicario di San Pietro colle due chiavi in mano, il quale colla sua spada segna sette P nella fronte degli entranti, si purgano i sette peccati che la Chiesa chiama capitali, ed anche mortali: Superbia, Invidia, Ira, Accidia, Avarizia, Gola e Lussuria, i quali peccati, secondo la dottrina platonica, si riducono tutti a disordine di amore tanto nell'eleggere il bene, quanto nell'eleggere il male. Il disordinato amore di elezione del bene genera cupidigia di soperchiare, conculcando il prossimo (superbia) ; struggimento dell'animo per timore di essere abbassato quando altri sormonti (invidia) ed il recarsi a grave offesa e cercare vendetta di ogni ingiuria, reale o immaginaria (ira). Il disordinato amore di elezione del male può essere in difetto o in eccesso: dal primo nasce la tiepidezza a raggiungere ed acquistare il vero bene (accidia), dal secondo derivano smodata brama o abuso delle ricchezze (avarizia e prodigalità), sregolato appetito del palato (golosità) ed effrenata concupiscienza della carne (lussuria). In tutti e sette i cerchi la penitenza consiste e nell'esercizio della virtù opposta al peccato commesso, e nel meditare dall'un canto la laidezza ed i tristi effetti del relativo peccato, dall'altro la bellezza ed i dolci frutti della virtù opposta. Quindi le anime purganti o hanno sot-t' occhio, o vedono in visione od odono gridarsi dall'un canto esempi di belle virtù, nelle quali devono esercitarsi, dall'altro esempio di punizioni di quei peccati, de' quali devono purgarsi. Inoltre i superbi imparano ad abbassarsi, andando sotto il carico di gravi pesi; gl'invidiosi hanno cucite le Palpebro, onde non ponno più guardare di mal occhio la felicità altrui; gl'iracondi si aggirano senza posa, gravemente molestati da denso fumo che toglie loro ogni veduta ; gli accidiosi corrono incessantemente, senza mai tregua nè riposo; avari e prodighi piangono, stando prostesi a terra legati ; i golosi sono continuamente stimolati da frutti e da acque intangibili e finalmente i lussuriosi camminano tra le fiamme. - Carducci, L'opera di Dante, p. 41 e seg: « Invenzione tutta di Dante, se non quanto ricorda antiche tradizioni, nella storia e nella poesia, di terre ignote e disparse, e freschi presentimenti, nelle navigazioni italiane, di terre nuove e da scoprire, è il monte del purgatorio, che si dislaga