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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200
1570
Priorato di Dante-Prisciano
Priorato di Dante. Priori si chiamavano que' che formavano il supremo magistrato della Repubblica fiorentina ai tempi di Dante, il cui uflSzio non durava che due mesi. Il Poeta fu creato de' priori per elezione pel bimestre dal 15 giugno al 15 agosto 1300. I suoi colleghi furono Noffo di Guido Buonafedi, Neri di messer Iacopo del Giudice Alberti, Nello d'Arrighetto Doni, Bindo di Donato Bilenchi, Ricco Falconetti e Fazio da Miccicle, Gonfaloniere. Nel tempo del priorato di Dante fu dato il confino ai capiparte dei Bianchi e dei Neri, non eccettuato Guido Cavalcanti, il primo amico del priore Dante xllighieri. E nel giugno del 1300, per l'appunto quando Dante era de' priori, venne a Firenze il cardinale Fra Matteo d'Acquasparta, mandatovi da papa Bonifazio Vili sotto il titolo di paciaro, ma in realtà per conseguire l'intento del papa, il quale voleva fare della Toscana una provincia della Chiesa. Ma
1 priori, ai quali le trame di Bonifazio Vili non erano probabilmente ignote, ricusarono di accettare le lusinghiere proposte del Cardinale-legato, il quale richiedeva balìa al Comune di pacificare insieme i Fiorentini ; « per la qual cosa il detto legato prese sdegno, e tornossi a Corte, e lasciò la città di Firenze scomunicata e interdetta » (Vill., Cron. vili, 40). Dante, allora priore, fu senza dubbio uno dei più validi ed energici oppositori alle mire ambiziose del papa e del suo legato, onde si attirò l'odio della Curia romana, che, secondo egli stesso afferma, fu la causa prima del suo esilio e delle sue sventure; Par. xvn, 49-51. In una Epistola, sventuratamente per noi smarrita, ma della quale Leonardo Bruni ci conservò un brano, il Poeta dice: «Tutti i mali e gli inconvenienti miei dalli infausti Comizi del mio Priorato ebbono cagione e principio; del quale Priorato, benché per prudentia io non fussi degno, niente di meno per fede e per età non ne era indegno. » La verità di quanto qui si asserisce è confermata dalle Condannagioni del 27 gennaio e 10 marzo 1302.
Prisciano, Priscianus Ccesariensis, da Cesarea nella Mauritania, grammatico latino, contemporaneo di Cassiodoro, insegnava il latino a Costantinopoli nel sesto secolo dell'èra volgare. Dettò un lavoro erudito : « Institutiones grammatica » in 18 libri (ed. Krehl,
2 voi., Lips., 1819-20: ed. Hertz, 2 voi., Lips., 1855-59) ed altri lavori filologici di minor mole, come pure due poemi: « De laude imperatoris Anastasii » e « Periegesis » (ed. Bìeherens, Poeta; lat. min., voi. v, Lips., 1883). Dante lo pone, non si sa perchè, tra'sodomiti nell'inferno; Inf. xv, 109. -An. Sei. : « Prisciano fu un grande maestro in gramatica, e fece uno utile libro per imparare gra-matica. » - Lan. : « Fu quello che compilò due volumi in gram-