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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Presso
   sulmani per liberare dalle loro mani il sepolcro del Redentore, si coperse di gloria all'assedio di Tolemaide, occupando una torre ai nemici. Egli chiamavasi Rinuccino, e di lui fu figlio quell'Arrigo che tenne il consolato nel 1225.-Nelle guerre civili che insanguinarono Firenze parteggiarono per i ghibellini, e sono rammentati tra i più arrabbiati partigiani; specialmente nel 1258, quando uniti agli Uberti congiurarono per torsi in mano il reggimento ; delitto che fu cagione a molti della famiglia di doversi partire per la terra d'esilio. Ma quei che rimasero in Firenze non furono migliori, avvegnaché, andati coli'oste del Comune contro i Senesi e i fuorusciti nel 1260, appena a Montaperti ebbero viste le bandiere nemiche disertarono il campo e andarono a schierarsi dall'altra parte. Vincitori coi ghibellini, con essi tornarono a rivedere la patria, dove a Gherardino ed a Cino toccò l'onore di sedere nei consigli. Ebbero peraltro severa punizione dei loro delitti, quando l'elemento guelfo riprese il di sopra, perchè tutti i della Pressa furono condannati ad allontanarsi per sempre dalla città e dal distretto, solo eccettuandosi i figli di monna Tessa. - Durò l'esilio fino al 1280, nel quale anno, a mediazione del Cardinale Latino, furono ai della Pressa dischiuse di nuovo le porte di Firenze, e nella pace che in allora fu giurata tra le due nemiche fazioni leggonsi tra quelli dei contraenti i nomi di Gherardino e di Orso di Rinuccino. - La riforma democratica del 1282, quella più severa del 1293, e quella finalmente del 1311, che prese nome da Baldo d'Aguglione, vollero che agli uomini di questa casa, perchè magnati e ghibellini, fosse per sempre preclusa la via delle Magistrature. - Mancarono i della Pressa, a quanto credesi, nella morìa del 1348. »
   Presso, dal lat. pressus, prep. di luogo e di tempo, ed anche avv.; Vicino, Appresso. Voce adoperata nella Div. Com. 48 volte : 14 neìYInf. (iv, 135; v, 77; ix, 113; xii, 65; xvi, 119; xvii, 85; xx, 22; xxi, 111; xxiii, 39; xxvi, 7, 92; xxvn, 86; xxvm, 80; xxxi, 101), 23 nel Purg. (i, 31, 59; n, 13, 39; in, 128; iv, 98; yin, 87; ix, 14; x, 53, 71; xii, 92, 122; xm, 55, 115;xvn, 67; xvm, 111 ; xx, 122; xxiv, 115; xxvi, 134; xxvn, 13, 24; xxix, 46; xxxi, 97) e 11 volte nel Par. (vi, 55 ; vili, 31 ; xvm, 6; xxi, 43, 57; xxu, 124; xxv, 20, 97, 139; xxvn, 83; xxx, 121). - Da notarsi: 1. Presso che o Pressoché, per Quasi, Poco meno che; Purg. xii, 122. - 2. Controverso è il luogo Purg. il, 13. La gran maggioranza dei codd. (cfr. Moore, Criticism, 369 e seg.) ha « Qual suol presso del (o dal) mattino, » lezione che rende chiarissimo il senso della relativa terzina, quando si prenda il rosseggia del v. 14 per rosseggiare, l'infinito tronco dell'ultima sillaba, come si usò anticamente e in verso e in prosa