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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200

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a cura di Federico Adamoli

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   1528
   Plato, Platone
   elide, viaggiò quindi in Sicilia, in Africa, in Egitto ed altrove e ritornò poi in Atene, dove incominciò ad insegnare la sua filosofia c fece molti discepoli. Nel 390 venne in Italia per istudiarvi a fondo le dottrine di Pittagora. Introdotto nella corte di Dionisio, tiranno di Siracusa, questi, offeso della sua franchezza, lo fece vendere come schiavo. Riscattato tornò in Atene e vi fondò nel 387 la celebre Accademia. Morto Dionisio nel 368, Platone, invitato da Dione, ritornò a Siracusa, nella speranza di esercitare un'influenza salubre nella corte di Dionisio il giovane, la quale speranza non ebbe effetto. Anche un terzo viaggio a Siracusa nel 361-360 non gli fruttò che sospetti da parte del tiranno e pericoli personali. Eitornato in Atene vi dimorò sino alla sua morte, che, secondo la tradizione, lo colse in un convito nuziale. Le non poche sue opere sono quasi tutte dettate in forma dialogica, e di solito Socrate vi fa la parte principale. Sulla sua filosofia Teichmùller (in Ritter-Preller, Hist. phil., Ga ediz., p. 195): «Ab antiquioribus multa Plato didicerat, quse ra-tionis quasi vinculo consociare studuit: a Parmenide verum ens sem-per stare, ab Heraclito moveri continuo mundum, qui modo animalis quum multiplicis tum simplicis bella secum gereret, cujus tamen mutationes Xòyp gubernarentur ; a Megaricis, idearum amici?, hunc Xóyov ideis immutabilibus cognosci. Horum sapientia satis iustructus contrarias opiniones Plato caute congessit et consociavit. Quare verum ens quasi patrem mundo mutabili inesse voluit, ne forma veri-tateque careret. Mutabilitatis auteni et motus infinitam potentiam quasi matrem mundi esse, cui etiam vitam et sensibilitatem ut animali pneberct, docuit. Quibus quasi parentum dotibus praeditus mun-dus Platoni filius unigenitus appellatur, qui et patris prasentia et matris potentia uti omnium honorum copia fruens unus et verus deus perfectissimus et beatus haberi debeat. Philosophi autem, ad explicandam hujus mundi naturam, idearum ventate a patre, rerum mutabilitatem a matre deducant oportet, ita tamen ut nugas se pro-ferre confiteantur, nisi lineas hasce divergentes in gyri perfectis-simi formam, id est in hujus mundi sterni vitam et veritatem con-jungant. » Cfr. H. von Stern, Sieben Biicher sur Geschichte des Platonismus, Gottingen, 1862-75. G. Grote, Platon and the other companions of Socrates, 3a ediz., 3 voi., Lond., 1875. Huit, La vie et l'oeuvre de Platon, 2 voi., Par., 1893. Dante, il quale probabilmente non conosceva le opere di Platone che dalle molte sentenze che si trovano citate nei libri di Aristotele, di Porfirio e di Agostino, fa sovente menzione di questo sommo filosofo greco : Inf. iv, 134. Purg. ni, 43. Par. iv, 24. Conv. n, 5, 16, 25, 28; n, 14, 24, 26; Tir, 5, 33; in, 9, 74; in, 14, 57 61; iv, 6, 86, 93, 94; iv, 15, 40; iv, 21, 13; iv. 24, 42.