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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200
Pier
1509
condussero lo Imperadore a farlo accecare, dicendo che come per suspecione li avea tolto il figliuolo, così li torrebbe tutti i cortigiani. » - Bocc.: « Costui fu maestro Piero dalle Vigne della città di Capova, uomo di nazione assai umile, ma d'alto sentimento e d'ingegno: e fu ne' suoi tempi reputato maraviglioso dittatore; e ancora stanno molte delle pistole sue, per le quali appare quanto in ciò artificioso fosse ; e per questa sua scienza fu assunto in cancelliere dell' Imperadore Federigo secondo, appo il quale con la sua astuzia in tanta grazia divenne, che alcun segreto dell'imperadore celato non gli era nè quasi alcuna cosa, quantunque ponderosa e grande fosse, senza il suo consiglio si deliberava; perchè del tutto assai poteva apparire costui tanto potere dell'imperadore, che nel suo voler fosse il sì e il no di ciascuna cosa; per la qual cosa gli era da molti baroni e grandi uomini portata fiera invidia; e stando essi continuamente attenti e solleciti a poter far cosa, per la quale di questo suo grande stato il gittassero, avvenne, secondochè alcuni dicono, che avendo Federigo guerra con la Chiesa, essi con lettere false, e con testimonj subornati, diedero a vedere all'imperadore questo maestro Piero aver col papa certo occulto trattato contro allo stato dell'imperadore, e avergli ancora alcun segreto dell'imperadore rivelato; e fu questa cosa con tanto ordine, e con tanta e sì efficace dimostrazione fatta dagl' invidi vedere all' imperadore, che esso vi prestò fede, e fece prendere il detto maestro Piero e metterlo in prigione: e non valendogli alcuna scusa, fu alcuna volta nell'animo dell'imperadore di farlo morire: poi, o che egli non pienamente credesse quello che contro al detto maestro Piero detto gli era, o altra cagione che '1 movesse, diliberò di non farlo morire, ma fattolo abbacinare il mandò via. Maestro Piero, perduta la grazia del suo signore, e cieco, se ne fece menare a Pisa, credendo quivi men male che in altra parte menare il residuo della sua vita, sì perchè molto li conosceva divoti al suo signore, sì ancora perchè forse molto serviti gli avea, mentre fu nel suo grande stato; ed essendo in Pisa, o perchè non si trovasse i Pisani amici come credeva, o perchè dispettar si sentisse in parole, avvenne un giorno che egli in tanto furor s'accese, che desiderò di morire; e domandato un fanciullo il quale il guidava, in qual parte di Pisa fosse, gli rispose il fanciullo : voi siete per me' la chiesa di san Paolo in riva d'Arno; il che poiché udito ebbe, disse al fanciullo: dirizzami il viso verso il muro della chiesa: il che come il fanciullo fatto ebbe, esso sospinto da furioso impeto, messosi il capo innanzi a guisa d'un montone, con quel corso che più potè, corse a ferire col capo nel muro della chiesa, è in questo ferì di tanta forza, che la testa gli si spezzò, e sparsesegli il cerebro, uscito del luogo suo;