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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200
1480
Peregrinazioni (li Dante 1480
Italia, alla sua maestà in parte ribella, e già con potentissimo braccio tenere Brescia assediata, avvisando lui per molte ragioni dover esser vincitore; prese speranza colla sua forza e dalla sua giustizia di potere in Firenze tornare, come che a lui la sentisse contraria. Perchè, ripassate l'alpi, con molti nimici de'Fiorentini e di lor parte congiuntosi e con ambascerie e con lettere s'ingegnarono di tirare lo 'mperadore dall'assedio di Brescia, acciò che a Firenze il ponesse, siccome a principal membro de' suoi nimici; mostrandogli che, superata quella, niuna fatica gli restava, o piccola, ad avere libera e espedita la possessione e il dominio di tutta Italia. E come che a lui e agli altri a ciò tenenti venisse fatto il trarloci, non ebbe perciò la sua venuta il fine da loro avvisato : le resistenzie furono grandissime, e assai maggiori che da loro avvisate non erano; perchè, sanza avere niuna notevole cosa operata, lo 'mperadore, partitosi quasi disperato, verso Boma dirizzò il suo cammino. E come che in una parte e in un'altra più cose facesse, assai ne ordinasse e molte di farne proponesse, ogni cosa ruppe la troppo avacciata morte di lui: per la qual morte generalmente ciascuno che a lui attendeva disperatosi, e massimamente Dante, sanza andare di suo ritorno più avanti cercando, passate l'alpi d'Appennino, se n'andò in Bomagna, là dove l'ultimo suo dì, e che alle sue fatiche dovea por fine, l'aspettava. Era in que'tempi signore di Bavenna, famosa e antica città di Bomagna, un nobile cavaliere, il cui nome era Guido Novello da Polenta; il quale ne'liberali studj ammaestrato, sommamente i valorosi uomini onorava, e massimamente quelli che per iscienzia gli altri avanzavano. Alle cui orecchie venuto, Dante fuori d'ogni speranza essere in Bomagna (avendo egli lungo tempo avanti per fama conosciuto il suo valore) in tanta disperazione, si dispose di riceverlo e d'onorarlo. Nè aspettò di ciò da lui essere richiesto, ma con liberale animo, considerata qual sia a' valorosi la vergogna del domandare, e con proferte gli si fece davanti, richiedendo di speziai grazia a Dante quello ch'egli sapeva che Dante a lui dovea domandare: cioè che seco gli piacesse di dover essere. Concorrendo adunque i due voleri a un medesimo fine, e del domandato e del domandatore, c piacendo sommamente a Dante la liberalità del nobile cavaliere, e d'altra parte il bisogno strignendolo; sanza aspettare più inviti che '1 primo, se n' andò a Bavenna, dove onorevolmente dal signore di quella ricevuto, e con piacevoli conforti risuscitata la caduta speranza, copiosamente le cose opportune donandogli, in quella seco per più anni il tenne, anzi insino all'ultimo della vita di lui.»
Certo, chi vorrebbe dubitarne? questo quadro che il Certaldese fa della vita di Dante nell'esilio e delle sue peregrinazioni in Italia e fuori, è imperfetto e non iscevro da errori. Nella sua sostanza però