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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200
Peregrinazioni (li Dante
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fece ogni opera, sì già fatta, come quella che fosse a fare. » Risulta da queste parole del Poeta, sull'autenticità delle quali non può cadere verun dubbio : 1. Che sino dal 1308 o 1309, dunque nel corso dei primi sei a sette anni dopo essere stato sbandito da Firenze, egli era andato peregrinando quasi per tutta l'Italia, non aveva per conseguenza avuto dimora stabile o di qualche durata nè a Bologna, nè a Padova, nè a Verona, nè in verun altro luogo. 2. Che sino a quel tempo egli non aveva ancor trovato verun Mecenate il quale lo avesse comecchessia liberato dal grave peso della povertà, essendo egli tuttora peregrino errante e quasi mendico. 3. Che la sua povertà lo avea reso in quegli anni e continuava a renderlo vile negli occhi di coloro che giudicano secondo l'apparenza esterna, i quali incominciarono pure a far minor conto delle sue opere già composte e ad aspettarsi poco da quelle che egli sarebbe ancora per comporre. Del rimanente la storia delle peregrinazioni di Dante nei lunghi anni del suo esilio è ancora da farsi, ed il farla è ancora poco meno che impossibile, troppo scarse essendo le notizie certe che sono giunte sino a noi. Anzi, anche gli antichi biografi del Poeta ne sapevano poco o nulla. Vili, si contenta di dire che Dante « sbandito di Firenze, andossene allo studio a Bologna, e poi a Parigi, e in più parti del mondo. » - Bocc.: « Di sè medesimo or qua or là incerto, andava vagando per Toscana.... Oh quanti onesti sdegni gli convenne posporre, più duri a lui che la morte a trapassare, promettendogli la speranza questi dover esser brievi, o prossima la tornata! Egli, oltre al suo stimare, parecchi anni, tornato da Verona (dove nel primo fuggire a messer Alberto [? più probabilmente Bartolommeo] della Scala n'era ito, dal quale benignamente era stato ricevuto), quando col Conte Salvatico in Casentino, quando col marchese Moruello Ma-laspina in Lunigiana, quando con quelli della Faggiuola ne' monti vicino a Urbino, assai convenevolmente, secondo il tempo e secondo la lor possibilità, onorato si stette. Quindi poi se n'andò a Bologna, dove poco stato, n'andò a Padova, e quindi da capo si tornò a Bologna. Ma poi ch'egli vide da ogni parte chiudersi la via alla tornata, e di dì in dì divenir più vana la sua speranza; non solamente Toscana, ma tutta Italia abbandonata, passati i monti che quella dividono dalla provincia di Gallia, come potè, se n'andò a Parigi; e quivi tutto si diede allo studio e della filosofia e della teologia, ritornando ancora in sè dell'altre scienzie ciò che forse per gli altri impedimenti avuti se n'era partito. E in ciò il tempo studiosamente spendendo, avvenne che oltre al suo avviso, Arrigo, conte di Luz-zinborgo, con volontà e mandato di Clemente papa quinto, il quale allora sedea, fu eletto re de' Romani, e appresso coronato impera-dore. Il quale sentendo Dante della Magna partirsi per soggiogarsi