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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200
1422 Palinoceli ieschi
convien ritenere che il documento più remoto sul quale si possa con certezza basarsi è la pergamena del 23 gennaio 1139, che concerne la vendita di molte terre fatta ad Adimaro vescovo di Volterra dal conte Ranieri detto Pannocchia figlio di Ugolino signore di Travale e di altre non poche castella. Da lui nacque Galgano che nel 1150 fu eletto vescovo di Volterra, a cui fu successore, nel 1184, Ildebrando suo fratello, sebbene meglio del pastorale gli stesse in mano la spada. Egli fu infatti uno dei più valorosi condottieri dei giorni suoi; e riuscitogli di usurpare il temporale dominio dei popoli che doveva spiritualmente governare, ottenne da Federico I, nel 1188, titolo e dignità di principe dell'impero, la infeudazione di Colle e di molte altre terre e castella, e la proprietà dell'argentiera di Mon-tieri con il diritto di coniare moneta. Ranieri, altro figlio del conte Pannocchia, signoreggiò in Travale, Elei, Belforte, Radicondoli, Giun-carico, Campagnatico, Perolln, Gerfalco ed in molti altri luoghi che l'autorità del fratello gli sottopose; in modochè il suo dominio si protendeva dalla Cecina all'Alma, occupando uno spazio non minore di trenta miglia. La ricca eredità passò in un suo figlio, nomato pure Ranieri; il quale, andato alla quarta Crociata, si trovò presente alla espugnazione di Costantinopoli nel 1204. Fattosi potente iu corte dell'imperatore Baldovino, potè contrarre illustri nozze, sposando Eufrosina Comnena nata da Stefano despota della Morea; e fu in memoria appunto della parentela imperiale, che il conte Ranieri mutò l'avito stemma, adottando l'aquila bicipite dell'impero d'Oriente, a cui sottopose le pannocchie, delle quali soltanto componevasi l'antica arme sua. Il conte soffrì in seguito prigionia nelle carceri di Teodoro principe di Epiro; e ricomperata la libertà intorno al 1219, venne in Italia per ispartire tra i quattro figli le castella della famiglia; e poi dato l'eterno addio alle domestiche mura, fece ritorno in Palestina per finire la vita in servigio della fede di Cristo. Inghiramo e Mannello furono propagatori delle due principali linee dei Pannocchieschi. Dal primo, che portò titolo di Conte di Pietra, nacque il conte Nello che fu marito e tiranno della infelice Pia dei Guastelloni (?), eh' ei fece perire di malaria in Maremma, per tentare novelle nozze colla ricca e bella Margherita Al-dobrandesclii, che poi non lo volle consorte, forse inorridita dell'orrendo misfatto. D'altronde Nello fu uomo di provato valore, e Capitano generale della lega guelfa toscana; ed essendo condottiero dell'esercito Fiorentino nel 1288, trionfò dei Senesi ch'erano accorsi a sostenere i ghibellini di Arezzo. Da Mannello deriva la linea dei Pannocchieschi che si è protratta sino ai dì nostri, prendendo titolo dalla Contea di Elei. Narrarne i pregi, enumerarne gli uomini illustri, fuori certamente mi trarrebbe dei limiti prefissi; le storie