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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200
1420
la chiama Fatale Palladium. Ulisse e Diomede la rapirono con astuzia (ViRG., Aen. ir, 165 e seg.); Inf. xxvi, 68. Cfr. Chavannes, De Pai adii raptu, Beri., 1891.
l'aliante, lat. Pallas, Pallantis, gr. IldUag, IlccXXavxog, Figliuolo di Evandro, re del Lazio. Spedito da Evandro in soccorso di Enea, Pallante morì nella battaglia contro Turno (cfr. VlRG., Aen. viii-x), onde, secondo la teoria dantesca, Enea ne eredò i diritti al regno; Par. vi, 36. De Mon. ir, 11, 12.
Pallido, dal lat. pallidus, Smorto; Che ha quella livida bianchezza che viene nel volto, quando per subita paura o altro accidente, il sangue si ritira alle parti interiori; Sbiancato; Purg. vili, 24; xxili, 23; xxxi, 140. Par. xxii, 5.
Palma, dal lat. palma, Nome volgare di una specie di Phoenix detta anche Palmizio che produce frutti bislunghi provveduti d'una polpa dolce zuccherina, conosciuti sotto il nome di Datteri; Purg. xxxiii, 78. - E perchè le sue foglie si davano a'vincitori in segno di vittoria e d'onore, si prende anche per Vittoria, o Onore, o Gloria guadagnata in bene operare; Par. ix, 121; xxv, 84; xxxii, 112.
Palma, anche dal lat. palma: L II concavo, o la parte di sotto della mano; Purg. vii, 108.-2. Fig. Tutta la mano; Par. ix, 123. -3. Battersi, o Picchiarsi a palme, per Percuotersi con le proprie mani: Inf. ix, 50; xviii, 105. - 4. Giungere le palme, per Porsi a mani giunte in atto di preghiera; Purg. vili, 10.
Palmiere, dal lat. palmarius, Pellegrino che andava a'luoghi santi ; Vit. N. xrj, 30. Cfr. Purg. xxxiii, 78.
Palino, dal lat. palmus, Spazio di quanto si distende la mano dall'estremità del dito grosso a quella del mignolo; Inf. xxxi, 65.
Palo, dal lat. palus, Legno ritondo, e non molto grosso, che per lo più serve per sostegno de'frutti; Inf. xix, 47; xxlli, 111.
Talpebra, dal lat. palpebra, La pelle che cuopre l'occhio; Par. xxx, 89.
Palnde, dal lat. palus, paludis, sost. com., Luogo basso dove stagna, e si ferma l'acqua, e l'estate per lo più s'asciuga. Nell'Iwf. Dante usa questa voce al fem. Inf. in, 98; Vii, 106; ix, 31 ; xi, 70; nelle altre due Cantiche al masc. Purg. v, 82. Par. ix, 46.