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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200
Ossa di Dante
1405
1' « arca lapidea » e furono persino in pericolo di essere dissotterrate e sparse al vento, per l'odio che il Cardinale Bertrando del Poggetto, Legato di Papa Giovanni XXII in Bologna, nutriva contro l'autore del trattato De Monarchia (cfr. Monarchia, De, § v). Intanto i Fiorentini incominciarono sino dal 1396 le loro pratiche, continuate per quasi cinque secoli, per riavere le ossa di quel grande loro concittadino, che i loro padri avevano sbandito, esecrato e condannato a morte. Sulle pratiche del 1396 o 1397 mancano i necessari documenti. Queste pratiche si rinnovarono nel 1429, ma anche questa volta indarno, chè Ravenna non volle mai acconsentire al trasferimento delle sacrate ossa. Pareva che il loro desiderio dovesse essere appagato nel 1515, allorché papa Leone X, Fiorentino e nello stesso tempo signore di Ravenna, avea concesso il traslamento delle ossa di Dante da Ravenna a Firenze. Le trattative durarono sino al 1519, nel qual anno 1' « arca lapidea » fu scoperchiata per raccogliere le ossa di Dante e portarle finalmente a Firenze. Ma il sepolcro era vuoto! Non vi si trovarono che alcuni frammenti di ossa e poche foglie d'alloro disseccate. Durante queste trattative, cioè tra il 1515 ed il 1519 le ossa di Dante furono sottratte e deposte altrove, come si crede generalmente per opera dei Francescani che, considerando Dante come uno dei loro, non vollero essere privati delle di lui spoglie mortali. Naturalmente si procurò di celare o d'involgere nel mistero il fatto del trafugamento delle ossa di Dante; ciò non ostante vi erano uomini nei secoli XVII, XVIII e nella prima metà del XIX, ai quali non era rimasto ignoto che l'antico sarcofago di Dante Alighieri non ne conteneva più le sacrate ossa. Eppure furono fatti tutti gli sforzi per tener nascosto il fatto. Quando il sarcofago nel 1780 fu aperto e trovato vuoto, non volendo confessare il fatto, e dall'altro canto non volendo neppur mentire, si ricorse a frasi ambigue, dicendo: « Vi si rinvenne ciò ch'era necessario per non dubitarne, e alle memorie ch'esso rinchiudeva, altre pure ne aggiunse per far conoscere ai posteri l'indubitata verità senza contrasto, che Ravenna soltanto gloriavasi di pessedere le ceneri di un sì gran Poeta » (Spreti, Memorie intorno i Dominii e Governi della città di Ravenna, Faenza, 1842, p. 186). Il Ricci (Ultimo Rifugio, 346) osserva: «Del resto un frate si compiacque registrare nel cartone di un libro di messe che si trova nell'archivio de' Francescani passato al Municipio di Ravenna questa cruda notizia: La cassa di Dante fu aperta e non si ritrovò alcuna cosa; fu di novo sigillata col sigillo di detto Cardinale (Valenti Gonzaga) e fu messo ogni cosa sotto silenzio, restando la medesima opinione. » Si continuò in generale a credere che le ossa di Dante fossero ancor sempre nel sarcofago; soltanto pochi eletti conoscevano