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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200
Ortodossia di Dante
1401
tanto in malinteso zelo per la Chiesa cattolica, quanto in non meno malinteso zelo per le chiese acattoliche. Il Volterrano lasciò scritto : « Scripsit opusculum De Monarchia, ubi eius fuit opinio quod im-perium ab ecclesia minime dependeret. Cuius rei gratia tanquam hsereticus post eius mortem damnatus est » (Raphaelis Volterrani, Commentar. Urban. II. XXXVIII, s. 1., 1608, p. 771). La fonte di questa notizia potrebbe essere il racconto del Boccaccio circa le vicende del trattato De Mon. (cfr. Monarchia, De, c. y). Ma già prima del Boccaccio Bartolo da Sassoferrato parlando del trattato De Mon. aveva lasciato scritto (In secundum Digesti Novi par-tem Commentaria, Aug. Taurin., 1574, ad lib. i, § 2 De requir. reis, xlviii, 17): « In quo libro disputavit tres quasstiones, quarum una fuit: an Imperium dependeat ab Ecclesia, et tenuit: quod non. Sed post mortem suam, quasi propter hoc, fuit damnatus de liseresi. Nam Ecclesia tenet, quod Imperium ab Ecclesia dependet. » Il Sassoferrato, morto nel 1357, non attinse certo al Boccaccio, la cui Apologia di Dante fu scritta più tardi. Per altro il fatto al quale allude il Sassoferrato e raccontato poi dal Boccaccio non fu che un brutto episodio, il quale non ebbe conseguenze importanti. In generale non troviamo che per oltre due secoli l'ortodossia di Dante fosse revocata seriamente in dubbio. Ma nel secolo XVI e più tardi i protestanti non seppero resistere alla tentazione di fare del sommo Poeta un vate e precursore della riforma, e d'allora in poi l'ortodossia di Dante divenne 1'oggetto di una controversia, la quale veramente per gli uomini serii e spassionati non è mai esistita, ma che per i dilettanti partigiani non è per anco terminata. Incominciolla, come si crede, Francesco Perot, signore di Mezieres coli'opuscolo anonimo: Avviso piacevole dato alla bella Italia da un nobile Giovane Francese, sopra la mentita data dal Serenissimo re di Navarra a papa Sisto V (Monaco [ma Ginevra], 1586), nel quale coli'autorità di Dante, del Petrarca e del Boccaccio si vuol dimostrare che Roma è Babilonia e il Papa l'Anticristo. A confutare quest'opuscolo in-surse il cardinale Boberto Bellarmino nel suo scritto: Appendix ad libros de summo Ponti/ice (pubbl. nell' opera : De controver-siis Christiana fidei adversus liuius temporis hcereticos, Coloni® Agripp., 1615, il, 371 e seg.). Insurse quindi ad impugnare la cattolicità, od ortodossia che dir si voglia, di Dante Filippo Mornay nella sua famosa opera: Mysterium iniquitatis, seu Historia Papatus (Saumur, 1611, e Gorinchemi, 1662, p. 402 e seg.) confutato da Leonardo Cocquceo (Anti-Mornceus, Lutetiae, 1613) e dal Coeffeteau (nella sua Béponse au libre intitulé le Mystère d'iniquité, p. 1032 e seg.). Gli argomenti addotti da' protestanti indussero lo Stigliani (Lettere, Roma, 1651, p. 135 e seg.) ad accusare la Div. Com. di con-