Stai consultando: 'Enciclopedia Dantesca Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z', Giovanni Andrea Scartazzini
Pagina (226/1033) Pagina
Pagina (226/1033)
Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200
1394
Orlando-Orma
(De Non. ni, 16, 12) definisce: « Horizon est medium duorum he-mispxriorum. » Nella Div. Covi, la voce si trova adoperata 9 volte, 1 volta nell'In/. (XI, 113), 4 volte nel Purg. (il, 1; IV, 70; Vii, 60; xxvn, 71) e 4 nel Par. (ix, 87; xiv, 69; XXIX, 3; xxxi, 119).
Orlando, Rolando, frane. Roland, con metatesi, come Or-liqua, ecc. Eroe romanzesco, paladino di Carlo Magno, secondo i romanzi cavallereschi figliuolo di Milone conte di Anglante, o An-gers, e di Berta una delle figlie di Carlo Magno; per grazia imperiale senatore romano, marchese di Brava (Bourges nel Berry), e conte d'Anglante, signoria paterna, finalmente prefetto, o governatore, della Marca di Bretagna. Sull'origine del suo nome i romanzi raccontano: Berta, a contrario del fratello Carlo Magno, sposatasi con Milone d'Anglante, fuggì alla volta di Sutri, e, costì presso, in una caverna partorì un bambino, che ruzzolò a' piedi del padre, in quella ch'egli entrava dall'essere stato a provvedersi di viveri. Mon petit Roland, disse allora il conte nella sua lingua, raccogliendolo da terra; e di qui venne il bambino chiamato Rolando, e indi Orlando per eufonia nelle leggende romanzesche italiane. Orlando, sempre secondo i romanzi, dopo liberata dall'assedio Parigi, volle ricacciare i Mori, guidati da Agramante loro re, in Ispagna, don-d'erano venuti: ma tradito da Gano di Maganza nelle gole di Ron-cisvalle, fu di repente assalito da' nemici ed ucciso. Indarno, nell'estreme prove del valor suo, aveva, sonando un corno incantato, avvertito del suo pericolo Carlo Magno, che sfavasene a Parigi; perocché fu troppo tardi il soccorso. A questo racconto tutto romanzesco allude Dante, Inf. xxxi, 18, attingendo probabilmente alla Cronaca di Turpino, nella quale si legge, c. xxiv: « Tunc tanta vir-tute tantaque fortitudine tuba sua eburnea, sonuit, quod vento oris ejus tuba illa per medium scissa, et venie colli ejus et nervi fuisse referuntur, ita ut vox tunc usque ad Caroli aures, qui erat hospi-tatus cum proprio exercitu in valle Caroli.... angelico ductu per-venit. » - Orlando è pure menzionato Par. xvni, 43. Cfr. Michel, La chanson de Roland ou de Roncevaux, Par., 1837.
Orlo, spagli, orla, orilla, frane, ant. orle, dal lat. ora (da non confondersi con hora), quasi orula (cfr. Diez, Wòrt. i3, 296), propriamente Lembo di tela, panno, ecc., rivoltato in tondo sopra sè, poi cucito a soppunto per impedire alla tela, al panno, ecc., lo sfilacciare. 1. Per Qualsivoglia estremità generalmente; Inf. xvii, 24; XXII, 25; XXXII, 30; xxxiv, 86. Purg. ìv, 34 ; xxvi, 1. - 2. Trasl. Fine, Termine di checchessia; Purg. xi, 128.
Orma, etim. incerta; forse dal gr. 6p[i-q, oppure dal gr. òg^y), spagn. husma, lomb. e ven. usma (cfr. Diez, Wòrt. i3, 296): 1. Ini-