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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200
1388
Ordelaffi
Ordelaffi, Signori di Forlì, successi ai Montefeltro. « Vogliono pli Ordelaffi usciti dai Faliero di Venezia, e si piglia argomento per asserirlo dal nome istesso; dicendosi che la parola Ordelaf altro non è che il nome Faledro (come più anticamente dicevansi i Faliero) rovesciato. La prestanza nelle armi portò questa casa a celebrità; perchè Scarpetta, fattosi capo di parte ghibellina, esercitò in Forlì sua patria immenso predominio. Egli fu che soccorse ai Bianchi fuorusciti di Firenze nei tentativi fatti per tornare alla patria, e fu allora assai probabilmente che conobbe Dante Alighieri, di cui narrano alcuni biografi che tenesse per qualche tempo officio di segretario presso quel celebre condottiero. Scarpetta dopo di avere non poche volte guidato a vittoria le schiere ghibelline della Romagna, fu fatto prigioniero insieme con Pino e Bartolommeo suoi fratelli, quando Roberto re di Napoli s'insignorì di Forlì nel 1310. Ma Cecco Ordelaffi fece le vendette de' suoi congiunti nel 1315, perchè riuscì a raccorre i suoi fautori ed a cacciare gli Angioini dalla città; di cui in benemerenza ottenne la signoria di consenso unanime dei suoi concittadini col titolo di Capitano perpetuo. A lui successe nel dominio altro Francesco, il quale si ebbe vanto di uno dei più intrepidi battaglieri che si avesse allora l'Italia; e tiene onorata pagina nelle istorie la bella ma sventurata difesa dei suoi dominii che ei fece contro il cardinale Albornoz legato del Pontefice. Non meno di lui valorosa fu Cia degli Ubaldini sua moglie, la quale con intrepidezza impareggiabile difese Cesena, che non cedè in mano dei nemici finché non si vide ridotta all'ultima estremità, e la cedè con onorate condizioni, nulla chiedendo per sè, perchè la magnanima donna sdegnò di aver favori dal vincitore. Ritirossi col consorte a Venezia per attendervi tempi più favorevoli; i quali giunsero nel 1374 quando i Forlivesi, scosso l'odiato giogo della Chiesa, richiamarono Sinibaldo suo figlio al dominio. Non fu felice Sinibaldo nella sua signoria, perchè fatto prigioniero a tradimento dai suoi nipoti Pino e Cecco, nel 1385, fu costretto a finire la vita in un carcere. Essi, impadronitisi del dominio, regnarono invece del zio; e con savio e dolce governo poterono fare dimenticare ai sudditi il delitto, per mezzo del quale erano ascesi al potere. Dopo di essi tennero il governo di Forlì e Giorgio e Antonio e Teobaldo, un altro Antonio, Pino, Francesco e Sinibaldo; ma tutti regnarono in mezzo a continue agitazioni, promosse dallo spirito irrequieto dei loro sottoposti, dall'ambizione della Corte di Roma, dalla smodata sete di potenza ch'ebbe Gian Galeazzo Visconti, ed anche dalla rivalità dei loro stessi parenti. Quindi è che la loro storia è un avvicendarsi di guerre, di stragi, di prigionie; or vincitori e al potere; or depressi e in catene, e costretti a umiliarsi. Finalmente Sisto IV con