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Elementi di Geografia Moderna

Nicola De Giorgi
R. Carabba Editore Lanciano, 1928, pagine 387

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   207.
   come in ordine dì battaglia; mandre di bovi accozzati alla rinfusa, bufali sdraiati pigramente nella melma, sembrano i padroni della pianura. Di tratto tu tratto qualche cicogna e le gru drizzano i lunghi profili sulle rive degli stagni. Nulla v' è di più semplice delle grandi linee di questo paesaggio, che ne fanno maggiormente spiccare la severa bellezza. Durante il giorno, lontani miraggi appaiono all'orizzonte; la sera, il porporino del cielo e delle paludi che lo riflettono, forma un meraviglioso contrasto colla cupa tinta della pianura; di notte, pare che la terra stessa sia scomparsa, e non si scorge che 1' immensità dello spazio stellato.
   Il paesaggio della pusta è celebrato nelle poesie del Pétòfi, il maggior poeta ungherese. Così egli canta :
   « Ti saluto, o sterminata pianura, eh' io rivedo sempre con gioia. I paesi alti, coi loro monti e le loro valli, sono un libro che si sfoglia con pena; tu invece, mia diletta, sei come una lettera aperta che 1' occhio scorre liberamente, e ognuno trova in te dei nobili e grandi pensieri. Oh! perchè non posso io trascorrere qui tutta la mia vita? Qui, io vorrei vivere, come il beduino nel deserto. La pusta è 1' iuiagine della libertà e la libertà è la divinità della mia animai ...»