Lo Scudo d'Abruzzo e il pionierismo motoristico teramano

di Federico Adamoli (2026, pubblicato in proprio, 275 pagine)
Euro 10,50



Sommario

Presentazione
Introduzione
La fine del motorismo stradale
Quello che accadde nel 1957
Non si correva a Teramo, si correva con Teramo
Cala il sipario sul motorismo stradale
Il pionierismo motoristico teramano
I piloti teramani
Diego De Sterlich Aliprandi
Berardo Taraschi
Il fascismo e la motocicletta
Un mistero giornalistico: il caso Celani-Trifoni

Lo Scudo d'Abruzzo (1935 – 1961)
  “Meglio ancora la moto”
  Il motociclismo a Teramo
  1935 – Prima edizione tra luci ed ombre
  1936 – Seconda edizione
  1937 – Verso la velocità
  1938 – La svolta della velocità
  1939 – Lo Scudo torna a Teramo
  1940 – Scoppia la guerra
  1946 – Le difficoltà del dopoguerra
  1955 – Torna lo Scudo d'Abruzzo
  1956 – Nona edizione
  1957 – Una nuova sospensione
  1959 – Torna lo Scudo d'Abruzzo
  1960 e 1961 – Le ultime due edizioni

Appendice – Il filo teso: la continuità tra
  competizione ciclistica e motorismo stradale
Indice dei nomi e delle cose notevoli
Indice dei toponimi







Giornale Luce B0928 (29/07/1936) - La corsa motociclistica II Scudo d'Abruzzo
(Cinegiornali "Giornale Luce B")

Notiziario Nuova Luce NL018 (1946) - Circuito di Giulianova: la gara motociclistica Scudo d'Abruzzo (Cinegiornali "Notiziario Nuova Luce")


     L’odore della benzina, il sibilo dei motori a uovo e il finimondo che ogni estate travolgeva i caffè cittadini. Tra il 1935 e il 1961, Teramo e la sua provincia hanno vissuto una stagione motoristica irripetibile, specchio fedele di un’Italia che correva audace incontro al proprio futuro. Questo volume fa luce sull’epopea dello Scudo d’Abruzzo e del motorismo pionieristico teramano, ricostruendo le vicende di una comunità che ha misurato la propria crescita sociale e di costume sui giri di pista. Dai pionieri del pedale di fine Ottocento fino ai duelli cittadini di Berardo Taraschi e dei fratelli Brambilla viene ricomposto un mosaico fatto di passioni campanilistiche, eroismi meccanici e sfide impossibili. Un viaggio appassionante dietro le quinte del motorsport abruzzese, dove la polvere delle strade incrocia i destini dei piloti teramani e nazionali.

     Con la costituzione del Moto Club di Teramo ed il "risveglio" motociclistico di cui il fascismo fu fautore, si aprì a Teramo nel 1935 la lunga stagione motoristica che vide la fioritura di competizioni motociclistiche, di cui lo Scudo d'Abruzzo fu il fiore all'occhiello nella Teramo dell'anteguerra. Nata come competizione di regolarità, allo scopo di propagandare il motociclismo e le bellezze turistiche dell'Abruzzo, lo Scudo d'Abruzzo si trasformò successivamente in competizione di velocità.
     Nel dopoguerra lo Scudo "subì" la concorrenza del famoso Circuito del Castello e si indirizzò verso le categorie juniores, nelle quali si ritrovarono numerosi campioni in erba, destinati (come i fratelli Ernesto e Vittorio Brambilla) a percorrere la loro carriera anche in campo automobilistico. A cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento la "settimana motoristica", in grado di raccogliere grandi folle di appassionati, diventò la punta di diamante della stagione estiva teramana (il "Giugno Teramano"). Lo Scudo d'Abruzzo (al pari del Circuito del Castello) cessò definitivamente nel 1961, in seguito alle accese polemiche sulla sicurezza delle competizioni motoristiche su strada.





La corsa motociclistica II Scudo d'Abruzzo
(Giornale Luce B0928 del 29/07/1936)



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