Luigi Barzini
Odissea. L'avventurosa fuga di un nostro aviatore dal campo nemico.


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     Si sarebbe udito il tonfo di un uomo che fosse saltato da tre metri? Si sarebbe scorso il riflesso di una finestra spalancata? Non si sarebbe vista l'ombra di una persona immobile sul piazzale rischiarato? Inutile pensarci. L'attimo della decisione Ŕ imminente. O adesso o mai pi¨.
     Ecco, i passi si avvicinano... Tutte e due le sentinelle compaiono nello stesso momento. Inoltrano nella spianata. Fanno dietro-front. Raggiungono gli angoli rispettivi della casa. Spariscono. L'italiano sospinge i vetri, scavalca il parapetto, vi si afferra con una mano, si lascia calar gi¨.
     Agisce senza scatti, senza urti, scivolando, veloce e felino. Il salto Ŕ breve e muto. Toccato il suolo egli si curva e avanza carponi. Arriva subito alla barriera di filo di ferro che circonda la casa, una specie di recinto da bestiame a fili paralleli, facile a varcarsi. Basta insinuarsi fra filo e filo, come fra le stanghe di una staccionata. Il fuggiasco agisce in silenzio, sembra un fantasma. Scosta due fili, passa, Ŕ passato. Sono trascorsi una ventina di secondi dal momento in cui ha saltato la finestra. Le sentinelle ritornano. Eccole agli angoli; arrivano!
     L'italiano si rannicchia prono in una immobilitÓ di pietra, la faccia contro il suolo. Trattiene il respiro, ma il suo cuore martella. Gli pare che la notte echeggi tutta del suo palpito. E' possibile che gli austriaci non lo sentano questo cuore sulla terra, presso a loro? Sono cosi vicini! Rallentano il passo. Quanta luce scende dalle lampade a petrolio accese per ogni dove! Le sentinelle si fermano. Hanno visto. Debbono aver visto la macchia scura di un corpo... No, tornano indietro. Si allontanano. Non hanno visto niente. L'aviatore respira, si risolleva sulle mani e sulle ginocchia, avanza. Ha altri venti secondi di fuga avanti a se.