La chiesa perduta
La vicenda della chiesa di San Matteo

di Federico Adamoli (2007, 76 pagine)


PROLOGO

      Gennaio 1941. "Si è perpetrato un altro grande misfatto contro la Chiesa e la Patria, contro la Religione e l'Arte. A mia insaputa e senza il mio consenso, in questi giorni viene demolita la Chiesa di San Matteo in Teramo. Lo scempio della Chiesa è un triste presagio per noi. Ma sono forse impazziti quelli che comandano a Teramo? Il popolo diceva: la viltà, il tradimento, la prepotenza, la falsità e la ingiustizia hanno trionfato... Se i colpevoli sfuggiranno alla giustizia degli uomini, non potranno sfuggire alla giustizia di Dio. L'Abisso invoca l'Abisso." Con queste parole Don Lorenzo Di Paolo, Parroco Rettore di San Matteo, primo paladino delle sorti della chiesa, tuonava per l'evento irreparabile che cancellava per sempre l'antica chiesa teramana. E per la sacrilega demolizione si profilò da parte del Vaticano l'invio dell'interdetto sulla città di Teramo...
      La minaccia che a più riprese gravò sull'edificio sacro sin dal 1821 si era infine concretizzata, e se centoventi anni prima alla sorte della chiesa si mostrò indifferente lo stesso Vescovo di Teramo - il quale interpellato dal Comune perché si accollasse le spese per il suo restauro, affermò laconicamente che questa "più non servisse che al solo comodo dei collegiali" - la demolizione del tempio situato in Corso San Giorgio di fronte alla Prefettura provocò accese polemiche e fu consegnata alla memoria come espressione della prepotenza fascista. Fu veramente un destino che non poteva essere mutato quello della chiesa di San Matteo, alla cui eliminazione in parte non fu estranea la stessa Curia aprutina?

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